di Roberto Lesa
Vorrei condividere con coloro che avranno la bontà di leggermi il ricordo del mio amico Gianni Geronimi.
L’ho conosciuto nei primissimi anni ’80 a Piacenza dove era stato inviato per dirigere la Scuola Stac, struttura nell’ambito della quale coordinavo il gruppo di docenti che operavano sui terminali bancari e sulle reti di trasmissione dati.

Lo Stac – Servizio Tecnico Assistenza Clienti – era l’organizzazione che garantiva l’installazione e l’assistenza post-vendita hardware e software dei prodotti venduti dalle Filiali Commerciali. Erede di quel primo nucleo istituito già nel 1922 dall’Ing. Camillo Olivetti, era una struttura distribuita in maniera capillare su tutto il territorio nazionale; presente praticamente in ciascun capoluogo di provincia con propri tecnici diretti e nei centri minori attraverso una rete di Concessionari, operava in stretta sinergia con i colleghi commerciali con l’obiettivo di garantire un servizio rapido e di qualità volto alla soddisfazione e alla fidelizzazione dei clienti.

La Scuola operava dal 1967 allorquando la Olivetti aveva deciso di far nascere un polo di formazione tecnica per la Divisione Italia alleggerendo così la sede di Ivrea che formava i tecnici di tutte le Consociate.
Addestrava sia il personale tecnico della Rete Diretta sia quello dei Concessionari e, fra la sede centrale di Piacenza e quella decentrata di Brescia, erogava all’epoca oltre 700 corsi all’anno per complessive 30.000 giornate allievo. Esaurita questa premessa che mi sembrava utile per inquadrare il ruolo della Scuola e dei propri utenti, torno al tema che mi ero prefisso.

Gianni Geronimi si è dunque presentato a Piacenza in una fredda mattina d’inverno; mi è sembrato un signore un po’ spaesato, timido, educato, nascosto dietro le spesse lenti dei suoi occhiali. Apparenze …

Una delle prime decisioni che Gianni ha preso è stata quella di concentrare la propria attività sugli aspetti metodologici e didattici delegando a un collaboratore le non indifferenti incombenze legate all’approvvigionamento, alla movimentazione e alla logistica di apparecchiature, arredi e materiali.
Forte della notevole esperienza maturata nell’ambito del CISV, la famosa Scuola di Firenze per la formazione dei venditori, ha passato in rassegna le schede dei corsi erogati a Piacenza e, senza entrare naturalmente nel merito degli aspetti tecnici e tecnologici, ha proposto modifiche alle stesse in termini di approccio metodologico per il raggiungimento degli obiettivi didattici.

Mi piace qui ricordare in particolare una delle realizzazioni portate a termine dalla Scuola, il cui nome ufficiale era nel frattempo diventato Servizio Addestramento Formazione (SAF), sotto la direzione di Gianni: il corso “Da Officina a Service” da lui progettato in prima persona e destinato agli oltre 1.000 tecnici della
Rete Diretta. L’intervento formativo, frequentato fra il 1984 e il 1986 da tutti i dipendenti, illustrava i mutamenti in atto nello scenario economico nel quale si trovavano ad operare e successivamente, introducendo anche alcuni elementi di psicologia, suggeriva le corrette modalità di approccio con un cliente
spesso agitato o arrabbiato per aver dovuto interrompere il proprio lavoro a causa di un guasto macchina.
Un corso decisamente all’avanguardia che Gianni ha avuto il grande merito di presentare anche ai Direttori di Filiale in occasione di incontri programmati in varie sedi d’Italia e i cui risultati ho avuto personalmente modo di apprezzare in quanto avevo nel frattempo lasciato il SAF per assumere il ruolo di Capo Zona Assistenza Tecnica a Forlì.

Nel 1986 Gianni è andato in pensione e proprio io ho preso il suo posto alla direzione del Servizio Addestramento Formazione che, alle sedi di Piacenza e Brescia, aveva nel frattempo aggiunto quella di Roma – Ostia Lido per la precisione – per facilitare le trasferte dei tecnici del Centro-Sud Italia.
La precedente esperienza maturata alla Scuola come istruttore prima e coordinatore di un gruppo di docenti poi unita alla competenza gestionale acquisita durante gli anni della responsabilità della Zona di Forlì – a tutti gli effetti una piccola azienda nell’azienda – mi consentivano infatti di poter garantire una formazione di
qualità nel rispetto degli equilibri economici e del budget assegnato.

Posso convintamente affermare che ho imparato molto da Gianni Geronimi: poco con le parole ma tantissimo con l’esempio. La signorilità, la correttezza dei comportamenti, la competenza sugli aspetti didattici, l’innovazione dei contenuti formativi mi hanno colpito e convinto al punto tale che ho insistito affinché Gianni potesse ancora collaborare con me nella progettazione e realizzazione di specifici corsi rivolti ai capi intermedi della Olivetti Servizi Italia.

Il mio ricordo di Gianni sarebbe tuttavia lacunoso e incompleto se si limitasse ai soli aspetti professionali della sua figura. La frequentazione che ho avuto con lui anche al di fuori dell’ambito lavorativo mi ha consentito di apprezzare il suo grande spessore umano, la sua profonda e variegata cultura mai esibita o millantata, la sua conversazione brillante, intelligente e vivace, la sua rara capacità di ascolto, il suo rispetto per l’interlocutore.

Con Gianni si poteva parlare di qualsiasi argomento con la certezza di trovarsi di fronte una controparte riservata che, con serenità e pacatezza, sapeva esprimere argomentazioni lucide, acute e convincenti. Di lui ricordo anche le passioni: i libri antichi, l’arte moderna, il giardinaggio, la sua barca a vela, l’amore per il territorio, la storia e le tradizioni dell’Alto Verbano.

Nei primi anni ‘90 Gianni ha infatti abbandonato definitivamente Milano e si è ritirato, assieme all’adorata moglie Silvia, nella sua casa sul Lago Maggiore dove è mancato nel settembre del 2013 lasciando un grande vuoto e rimpianto in coloro che hanno avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo durante l’intero corso della
sua vita, lavorativa e non solo.

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