Nicola Colangelo è scomparso a Milano nello scorso mese di luglio.

Era entrato in Olivetti dopo la laurea alla Bocconi nel 1961. Dopo le esperienze commerciali di formazione nelle filiali di Bologna e Milano, aveva diretto la filiale di Pavia. Era stato capo delle consociate Olivetti del Cile, del Canada e poi della British Olivetti, infine della Olivetti Italia. Aveva lasciato la Olivetti nel 1989

Per ricordare la figura di Nicola Colangelo e il suo percorso di alta e crescente responsabilità manageriale, dalla Olivetti di Adriano fino al suo declino, pensiamo possa giovare la lettura di alcuni stralci della intervista rilasciata da Colangelo il 14 luglio 2003, pubblicata nel libro “Uomini e lavoro alla Olivetti”, di Franco Novara, Renato Rozzi e Roberta Garuccio, Bruno Mondadori editore, Milano 2005, alle pagine 479-496.

“Io vengo dal profondo Sud. Arrivo a Milano dalla Basilicata, da un paese in provincia di Matera, Stigliano, nel 1954. La mia è una famiglia di agricoltori. Venni a Milano per studiare alla Bocconi.”

“Arrivai all’Olivetti nel 1961…feci un colloquio con Riccardo Felicioli. Fui selezionato, …un approccio completamente diverso…che si coniugava molto bene con l’immagine che già allora aveva l’Olivetti in Italia, un’azienda con un suo tratto, con una maniera di gestire i rapporti con le persone all’interno ed all’esterno totalmente diversa da quella del resto del mondo imprenditoriale italiano. Fui assunto e inviato al centro di formazione di Firenze.”

“Lasciai il Cile nell’aprile del 1973, prima del colpo di stato di Pinochet. Gli eventi del successivo settembre m’impressionarono molto, anche perché avevo avuto il grande privilegio di incontrare Allende in veste ufficiale, come amministratore delegato della Olivetti Cile, in un paio di circostanze. Una di queste fu la visita di Fidel Castro dopo la rivoluzione cubana, la prima visita che fece all’estero. Era venuto a rendere omaggio al compagnero Allende. C’erano – schierati i responsabili delle aziende cilene e i rappresentanti delle varie aziende europee…Allende presentò Fidel Castro a tutti. Ricevetti in regalo da Fidel Castro una scatola di sigari Cohiba… marca di sigari
riservata alla plana major del governo cileno…la scatola la conservo ancora. Conservo la scatola e un sigaro…così…”

“Ho partecipato a molte delle manifestazioni che si sono tenute negli ultimi tempi per ricordare Adriano Olivetti nel centenario della sua nascita: si è parlato sempre di quanto la Olivetti ha fatto sul piano dell’architettura, dell’organizzazione del lavoro, della cultura , dell’arte, della sociologia eccetera; si è parlato lungamente di tutti gli artisti, scrittori, poeti che sono passati all’Olivetti, ma non si è mai parlato della sua formidabile organizzazione commerciale. Se uno si limitasse a leggere certi resoconti credo che sarebbe legittimato a concludere che l’Olivetti era fatta da architetti, ingegneri, letterati, poeti e non riuscirebbe a capire chi possa avere venduto i suoi
prodotti.”

“In effetti, ci fu un padre dello sviluppo del settore commerciale, cui si deve l’importanza che esso ha avuto nella storia della Olivetti. Questo padre si chiamava Ugo Galassi, mitico personaggio, che per quel che ne so io non parlava nemmeno l’inglese…”………….. “Certe metodologie, certe pratiche, certe norme, una certa pianificazione dell’attività commerciale …si devono al dottor Ugo Galassi , che dovrebbe essere ricordato, a mio avviso, con la stessa enfasi con la quale sono ricordati altri illustri e mitici personaggi olivettiani.”

“La Olivetti ha avuto una forza commerciale di grandissimo rilievo: ha avuto una delle maggiori scuole esistite in Italia per la formazione manageriale, in particolare per quella di tipo commerciale o di marketing.”

“Negli ultimi quindici anni ho fatto lavoro di consulenza, ho avuto occasione d’incontrarmi con varie aziende…e mi è capitato d’incontrare tante persone…”

“È facilissimo incontrare qualcuno che è passato dal CISV, la quantità è incredibile…questa scuola olivettiana, questa cultura olivettiana…indica la validità del tipo di formazione .ricevuta inOlivetti.”

“Nei primi anni , nonostante le sue dichiarazioni, Carlo De Benedetti ha dovuto riconoscere che un po’ d’intelligenze nell’azienda c’erano e che andavano solamente orientate. È stato dopo il 1985 che ha cominciato a inserire altri manager. Poi gli venne l’idea che bisognava cambiare l’azienda…”

“Ci sono state delle dispersioni…delle scelte organizzative che per un verso hanno accentuato gli impatti negativi di quelle dispersioni e per l’altro lato hanno peccato di una valutazione non corretta degli sviluppi del mercato. Mi riferisco alla ristrutturazione attuata nel 1988.”

“Spezzare l’azienda in tre quattro tronconi è un errore …è assolutamente certo che i costi dello spezzatino te li ritrovi nel conto economico: tre direttori finanziari, tre direttori amministrativi,.tre capi area, quarantasette segretarie moltiplicate tre…..”

“Ho lasciato l’Olivetti il 21 aprile 1989, esattamente ventotto anni dopo che vi ero entrato, il 21 aprile 1961: Ho lasciato, per puro caso, nello stesso giorno, e l’ho fatto perché non mi divertivo più.”

(G.M.)

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