Avvenne che un direttore centrale intuisse l’importanza di far conoscere la nascente tecnologia del word processing ad uno studioso di tale portata.

Per combinazione (che in tempi successivi avrei chiamato per ‘serendipity’), durante un mio settimanale viaggio in treno da e per Milano , incontrai il Professor Eco, particolarmente celebre in quei giorni per lo straordinario successo del suo romanzo ‘Il nome della rosa’.

Traccia di quell’incontro in treno è in un articolo che mi fu letto per telefono con emozione da un amico veneto e che riportava l’inizio di una sua conferenza d’apertura del Futurshow di Bologna. “La mia personale storia con il computer ha inizio nell’83 sulla linea ferroviaria Milano-Bologna. Incontro l’amico Dallolio, dell’Olivetti, che mi dice: uno come lei dovrebbe scrivere al computer. Lo voglio dire perché così poniamo fine alla diceria secondo la quale avrei scritto Il nome della rosa al computer. No, il libro era uscito tre anni prima’(La Repubblica 13 aprile 1996).

Fu una congiuntura di eventi benefici e straordinari. L’occasione di contribuire alla preparazione di un’esperienza formativa rivolta a Eco ed ai suoi collaboratori, fu di grande interesse.

Con puntualità e diligenza, in una stanza di Via Guerrazzi, al Dams, su alcune M24, un gruppo di docenti e di assistenti, con Umberto Eco in prima fila, apprese i fondamenti dei linguaggi di programmazione e del funzionamento del personal computer. Fu individuato un docente secondo sue precise indicazioni, non ingombrante per titoli ed esperienze, ma solido, capace e paziente. Il docente fu il prof. Giovanni Barbi, da Finale Emilia, che aveva un’ottima preparazione e la competenza formativa appropriata.

Barbi ricorda come si accendessero fra i partecipanti autentiche emozioni nella fase di sviluppo dei programmi. Fra quelli che avevano colpito alcuni partecipanti, uno riguardava il tracciamento delle figure di Lissajous (la composizione dei moti armonici) e l’altro riguardava l’inserimento del punto di separazione delle migliaia nella stampa dei numeri.

Ricordo infine un sabato mattina in cui ci fu l’occasione di suonare qualche duetto di flauto dolce, una passione musicale e un interesse condiviso col professore.

Chiesi se potevamo registrare le lezioni di informatica ” Certamente, per le vostre esigenze interne..”

Facemmo i nastri ma finirono perduti perché nel frattempo l’azienda si era distratta. Il professore ricambiò la cortesia con una lezione magistrale alla scuola di management olivettiana, in Inghilterra, rivolta ai neo-dirigenti.

Un collega che vi aveva partecipato, ricordava che il tema ‘linguaggio dei libretti di istruzione’ a lui e a diversi colleghi, non era sembrato prioritario. Forse avrebbero gradito una conversazione sul celebre romanzo… Quei colleghi sbagliavano. Eco , da autentico professionista , toccava da par suo il tema della comunicazione, sul quale di lì a poco si sarebbe scatenato il finimondo. Per di più il libretto d’istruzione era una metafora, che se capita e studiata, avrebbe fatto comprendere molte cose e in anticipo sul tema, poi di grande attualità, dell’alfabetizzazione informatica.

A proposito del flauto dolce, anni dopo Eco, in occasione dell’inaugurazione del Museo Morandi a Palazzo d’Accursio a Bologna, per fare comprendere il concetto di ‘variazioni sul tema’, citò Van Eyck senza commenti. Poiché di questo grandissimo musicista olandese del ‘600, le ‘variazioni’ sono sempre presenti tra gli spartiti dei dilettanti di flauto dolce, credo che qualcuno fra i presenti abbia faticato a cogliere il collegamento tra Giorgio Morandi e il celebre pittore Van Eyck, omonimo del musicista.

(Galileo Dallolio, 22 febbraio 2016)

a pag.107 di ‘Storia e storie delle Risorse Umane in Olivetti’

a cura di Michele La Rosa , Paolo Rebaudengo , Chiara Ricciardelli

Franco Angeli editore 2004

Il libro contiene contributi di

Francesco Novara prefazione

Roberto Proiettis I cavalieri della lettera rotonda: i tre tempi di un paradosso;

Emilio Renzi Via Camperio.Una memoria dalla Pubblicità Olivetti

Tullio Savi La scuola di Burolo

Mario Torta Il Centro di formazione commerciale Olivetti a Firenze

Domenico Gentili Si cominciava da Zero 1

Galileo Dallolio La vendita come formazione permanente

Michele Pacifico Gli anni formidabili dell’elettronica italiana

Gian Carlo Vaccari La divisione elettronica Olivetti

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