Cento anni di vita, venti di Olivetti

Dialogo con l’imolese Rosetta Baroncini

Intervista a cura di Mauro Casadio Farolfi

Questa intervista è stata realizzata il 12 luglio 2013, a casa di Rosetta Baroncini.
Venne utilizzata dall’autore per il mensile “Università Aperta” e per il docufilm “Adriano Olivetti : una trama ideale d’impresa”.


Una vita avventurosa lunga oltre cent’anni per Rosetta Baroncini, imolese nata nel 1907 e attiva tutt’ora, dalla mattina alla sera, nelle faccende domestiche. Si concede ancora qualche lettura di giornali e soprattutto libri, la sua grande passione. Ricorda da ragazzina le letture notturne di Salgari e di altri autori con la candela nascosta da una coperta per non disturbare la madre, che le chiedeva di dormire. Siamo andati a trovarla, e Rosetta ci ha gentilmente donato i suoi ricordi.

Cominciò presto a fare la commessa in un negozio di tessuti in via Aldrovandi. Ma voleva fare l’assistente sanitaria e così, contro l’idea dell’intera famiglia, andò a Roma a studiare in una scuola-convitto per infermiere professionali diretta da una signora inglese. Fece poi pratica all’Ospedale Umberto I e prese il diploma di assistente sanitaria a Firenze, recandosi poi a Matera per collaborare alla campagna antimalarica. In seguito, la Croce Rossa Italiana le chiese di recarsi nella Spagna franchista, poi in Albania e in Africa. Durante l’ultima guerra lavorò a Imola come assistente sanitaria.

Nel 1947 un’amica di Milano le segnalò che all’Olivetti di Ivrea stavano cercando un’assistente sanitaria per un avanzato centro di assistenza all’infanzia: erano i famosi asili per i figli degli operai, costruiti dagli architetti Figini e Pollini. Si recò quindi a Ivrea e qui si fermò per ben diciotto anni. All’Olivetti trovò, come ci dice con entusiasmo, «un vero paradiso, un’organizzazione perfetta nei servizi sanitari e sociali». Rosetta vi svolse la propria attività a favore delle lavoratrici che avevano partorito e che avevano diritto a due mesi in più di riposo rispetto al normale contratto di lavoro.

I nidi e gli asili, insieme alle famose biblioteche, erano perfettamente inseriti nel contesto della fabbrica. «Era una vera Comunità», continua a narrarci Rosetta, che poi aggiunge di aver incontrato molte volte Adriano Olivetti e di essere rimasta affascinata dal suo modo di fare, semplice ma autorevole, appassionato e sempre rispettoso delle persone: «Chi non l’ha conosciuto non può immaginare cosa ha realizzato quest’uomo per la sua Comunità: le case, le mense, i soggiorni marini in Toscana e quelli montani in Valle d’Aosta. Aveva un grande rispetto per i suoi lavoratori, a tutti i livelli. Era indubbiamente dotato di qualità umane che altri non hanno: lavorare per lui fu un’esperienza bellissima, sia professionale sia umana. L’unico aspetto della sua vita che non mi trovò consenziente fu quando decise, forse su suggerimento di qualcuno, di impegnarsi anche in politica e quindi di fondare un partito, diremmo oggi civico, che conquistò un seggio al Senato ma portò via ad Adriano tantissimo tempo e credo anche che gli creò problemi finanziari. I suoi parenti non furono mai d’accordo».

Il colloquio con Rosetta continua: «Dopo, quando ero circa sui 55 anni, Adriano mi chiese di andare a lavorare a Massa Carrara presso la colonia estiva della Olivetti, che ospitava gli sfollati dalle inondazioni del Polesine. Entrata in pensione il mio desiderio era di svolgere un ruolo di missionaria laica in Patagonia, dove avevo avviato dei contatti con un sacerdote, ma per una serie di vicissitudini fui costretta a rinunciare. Mi trasferii quindi a Milano dove feci del volontariato per la Croce Rossa in una casa di accoglienza per giovani disagiati. Ricordo il nome, “Casa Cares”: la gestiva un americano che si chiamava Mac Connelle, amico di molti valdesi (come Olivetti)».

Ecco gli ultimi ricordi che Rosetta ci ha donato: «Infine rientrai a Imola, dove nel 1982 ebbi l’idea di istituire un ambulatorio della Croce Rossa su un analoga esperienza di Modena che aveva dato ottimi risultati e nuove opportunità di far conoscere la nostra associazione. Non un centro medico specializzato ma un servizio di assistenza vicino soprattutto alla popolazione bisognosa».

Rosetta ci saluta con un ricordo affettuoso di Adriano Olivetti, «un uomo di un’umanità eccezionale, che ha segnato tutta la mia vita». A noi non resta che compiacerci di avere una concittadina che ha attraversato una vita così ricca, e che poco tempo fa abbiamo anche visto frequentare corsi di Università Aperta. Avendo oggi Rosetta più di cento anni, usciamo da casa sua con un tacito insegnamento: essere sempre curiosi nella vita è il miglior assegno di anzianità che ci sia.

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