Mattei e Olivetti, tra walfare aziendale e innovazione sociale.

Recensione di Mario Piccinini, pubblicato sulla rivista rivista Paesaggio Urbano n.3, 2018

Mattei e Olivetti

Adriano Olivetti ed Enrico Mattei erano persone profondamente diverse fra loro per nascita, formazione e carattere. Valerio Ochetto scrive come gli incontri con Mattei siano stati sporadici e senza seguito. Poi afferma che, e’ difficile l’incontro fra persone che hanno in mente un proprio esclusivo disegno strategico.
[Occhetto V., Adriano Olivetti, Marsilio 2009]

Questi due personaggi avevano aspetti comuni ma anche profonde differenze; […] Due persone con idee molto diverse tra loro ma con forti valenze comuni: il rapporto ed il rispetto verso le persone, una capacità di creare collaborazione ed una visione dell’Italia nel mondo, come evidenzia Bruno Lamborghini nel capitolo Lo stile d’Impresa.

Il volume collettaneo, a cura di Pietro Cesari, Architettura per un’idea. Mattei e Olivetti, tra welfare aziendale e innovazione sociale, cerca di approfondire il ruolo delle due personalità nell’impresa, nell’architettura, nell’urbanistica e nella cultura progettuale e di vedere quanto di attuale è ancora vivo ai giorni nostri.

Il libro è suddiviso in due parti. La prima, Appunti per una nuova impresa: L’architettura e l’urbanistica di Adriano Olivetti ed Enrico Mattei, composta di tre capitoli, nei quali si confrontano le opere, le strategie imprenditoriali e culturali dei due capitani di industria.

Il primo capitolo è dedicato alla Comunità di Adriano Olivetti, dal 1932 al 1960, di Patrizia Bonifazio. Ivrea, Matera, Pozzuoli, sono dunque le tappe di un percorso che vede Olivetti al centro della storia politica e sociale dell’ Italia del dopoguerra […]Come l’ENI di Mattei la Olivetti di Adriano Olivetti rappresenta un momento eroico dell’industria italiana.

Nel secondo capitolo, L’ENI di Enrico Mattei dal 1953 al 1962, Dorothea Deshermeier sottolinea come Mattei abbia avuto il merito, di avere proposto un modello che, su piccola scala, prefigurava un mondo basato sul capitalismo sociale,[…].

Al contrario di Adriano Olivetti, il quale aveva maturato una precisa idea di architettura e di urbanistica attraverso i suoi contatti e la collaborazione con gli ambienti intellettuali di allora, L’ENI non assunse una posizione vera e propria rimanendo estranea al dibattito che si sviluppò ad Ivrea.

Il terzo capitolo, Villaggio ENI, è dedicato al villaggio per le vacanze di Corte di Cadore, con testi di Michele Merlo, Alessandro Gaiani e Rita Fabbri; a questi contributi si affianca il documentario di Davide Maffei “Villaggio Eni, un piacevole soggiorno nel futuro” allegato al volume, che racconta, anche attraverso suggestivi filmati d’epoca, il villaggio progettato da Edoardo Gellner.
A questo riguardo Merlo scrive che, Enrico Mattei trovò in Gellner un valido esecutore sia dei propri progetti, che delle molte idee che allora si andavano dibattendo in seno all’INU e negli ambienti urbanistici più progressisti, e che ebbero qui modo di essere attuate e verificate sul campo. Con un approccio, come scrive Alessandro Gaiani, tipico dell’architettura italiana colta.

Rita Fabbri, nel testo Significato e carattere dell’architettura del secondo Novecento, precisa che, la crescente attenzione per le figure (e le architetture) di Mattei come di Olivetti, sono dunque non solo l’innesco di un ulteriore allargamento di interesse, ma il segnale che le loro persone e le loro idee sono ancora oggi, anzi forse proprio oggi, di grande stimolo e sollecitazione.

La seconda parte del libro dal titolo, Architettura territorio e lavoro: un impresa possibile, è suddivisa in più capitoli e tratta della prospettiva odierna di quella parte del mondo di impresa che pone al centro della propria attività il capitale umano, verificando quanto quelle premesse abbiano dato origine a nuovi sviluppi.

Bruno Lamborghini tratta dello stile di impresa, del rapporto tra l’impresa e il territorio e della architettura degli edifici industriali; questo scritto rappresenta in un certo qual modo il trait d’union fra la prima e la seconda parte del libro. […] Adriano Olivetti era considerato da tanti, allora, ma anche oggi, un utopista. La sua in realtà è stata un’utopia concreta, di un vero imprenditore che cura gli interessi della sua impresa, ma si preoccupa anche dell’ambiente in cui opera, dalla cultura all’interno e attorno all’azienda per arrivare anche ad occuparsi dell’Italia.

Il tema dei servizi socio assistenziali nella società borghese e delle politiche di welfare è sviluppato da Nicola Marzot che associa il caso dell’ENI ad una cultura del paternalismo industriale ispirato dal fenomeno delle Company Towns e che sembra pervadere anche il ruolo dello Stato nel settore delle politiche residenziali pubbliche con il programma nazionale INA Casa.

Luca Zevi pone l’attenzione sulla produzione del Made in Italy avvicinandolo al pragmatismo olivettiano a cui l’autore attribuisce il merito di avere rappresentato la prima stagione del Made in Italy. Adriano, lungi dal rifugiarsi in una dimensione utopica astratta, sviluppa una visione rigorosamente pragmatica, proiettata verso un avvenire non immemore dei “caratteri originali” del nostro paese.
Questo contributo richiama il lavoro svolto da Zevi per il Padiglione Italiano alla Biennale di Architettura di Venezia del 2012 nel quale l’esperienza di Adriano Olivetti viene assunta come paradigma di un modello di sviluppo in cui politica industriale, promozione culturale e politiche sociali si integrano.

Il tema della innovazione industriale, il rapporto tra ambiente di lavoro e organizzazione del lavoro con particolare attenzione alle attività di sviluppo
dell’innovazione, viene trattato da Maurizio Sobrero.

Maria Bianca Scalet sostiene, che l’arte e in particolare l’architettura possono essere di grande aiuto per creare una sinergia tra le forze progettuali
e le attività industriali, creando un’intesa tra cultura ed economia e poi che industria e bellezza sono un binomio possibile.

Infine Pietro Cesari, in una doppia intervista a committenti e progettisti, affronta il tema di due case study: quello della Fondazione MAST, Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia e quello dell’Opificio Golinelli, la nuova cittadella per la conoscenza e la cultura scientifica. Entrambi gli esempi di filantropia industriale sono stati realizzati nella prima periferia di Bologna contribuendo alla riqualificazione del quartiere.

Questo volume si propone quindi, nella sua eterogenea complessità, di restituire non solo un profilo storicizzato del lascito di Mattei ed Olivetti, ma di ricercare tutti gli aspetti che nella contemporaneità rimandano a quelle esperienze.

Mario Piccinini
Architetto e urbanista, E’ membro effettivo dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU)
mmp@mmparchitetti.it

La rivista può essere scaricata al seguente indirizzo: http://www.architetti.com/

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