Adriano Olivetti a Belveglio, nel Monferrato astigiano.

Tra i vigneti, poco fuori dall’abitato di Belveglio, un paese di 340 anime,

Foto Paolo Rebaudengo

ecco comparire il Mollificio Astigiano, piccola moderna industria specializzata nella progettazione e realizzazione di molle per uso industriale e agricolo.

Siamo ai primi giorni dell’autunno. All’ingresso si viene accolti da giovani collaboratrici che ti fanno accomodare in un salottino all’aperto.

All’ingresso le fotografie artistiche e programmatiche dei collaboratori, utilizzate anche per il calendario 2020 del Mollificio.

Il Mollificio Astigiano si ispira al pensiero e all’opera di Adriano Olivetti. Lo dimostra in tanti aspetti della sua gestione, a partire dal personale (nove uomini e otto donne, la prossima assunzione sarà una donna per raggiungere la parità) dall’ambiente e dalla comunità. Il personale ha un’età media di trentacinque anni. Alta è la partecipazione ai processi aziendali – un lavoratore a cui ho chiesto se gli piacerebbe ci fosse un Consiglio di Gestione sul modello Olivetti mi ha risposto che in pratica ce l’hanno già, anzi gran parte delle decisioni vengono prese insieme; gli orari sono flessibili per consentire di conciliare le esigenze di vita, di famiglia e di lavoro. Le retribuzioni sono significativamente superiori a quelle del contratto nazionale. L’azienda sostiene gli studi dei figli. Tra i benefit per i dipendenti: teatro, mostre, viaggi, rette per gli asili, yoga. In azienda si può andare in palestra e in sala relax. Alto è l’investimento in formazione permanente. Frequenti i viaggi collettivi di tipo culturale e di visita a imprese con sistemi gestionali organizzativi avanzati. La fabbrica è molto luminosa, dotata di grandi vetrate dalla quali si vede la campagna e i vigneti. 50.000 kWh/anno sono prodotti con energia solare; 72.000 litri di acqua piovana vengono raccolti in vasche di contenimento sotterrate per l’irrigazione; ionizzazione l’acqua viene ionizzata e resa disponibile per tutti; il personale viene dotato di borracce di metallo invece di bottiglie di plastica; in fabbrica sono presenti piante sufficienti a garantire la depurazione dell’aria; l’azienda è certificata UNI EN ISO 14001:2015 – Sistema di gestione ambientale internazionale.

Nel 2019 Il Mollificio è stato insignito del Premio Calicanto per le pari opportunità. La Giuria del Premio è rimasta colpita dalla “straordinaria attenzione al capitale umano, dalla progettualità e dagli investimenti finalizzati al benessere dei collaboratori: dallo sport all’alimentazione e alla cultura, compresa la formazione sul patrimonio artistico.”

L’attenzione e l’impatto positivo sul territorio a questa particolare impresa è dimostrata dagli articoli che periodicamente compaiono su quotidiani importanti come quello del 14 maggio 2019 su La Stampa, intitolato “A Belveglio la fabbrica delle molle dove si fa colazione con la crostata fatta in casa”. La crostata è cucinata da Maria Pia.

Pur di piccole dimensioni, la fabbrica di Belvoglio, fondata nel 1979 dal padre di Maria Pia, Carlo Giovine, è leader nella produzione di molle di precisione.

Da 20 anni le redini sono passate a Maria Pia e al marito Marco Prainito, responsabile della produzione. Tra i clienti brand del lusso: Bulgari, Ferrari, Honda, Tiffany. Il Mollificio Astigiano ha prodotto le molle utilizzate per lo smaltimento della nave da crociera Concordia e per le sonde su Marte. In produzione sono in funzione anche alcuni robot ma, come dice Maria Pia, “nulla può sostituire il cuore”. E aggiunge: «Ogni dipendente fa parte della nostra famiglia e sa che può contare e deve rispettare il codice etico presente da quarant’anni in azienda che impone il rispetto delle persone e dell’ambiente.”

Quest’anno l’azienda è stata selezionata per ricevere il premio “Cento eccellenze italiane”, un premio che sarà conferito nel prossimo mese di dicembre e ritirato da Maria Pia e Marco insieme tutti i collaboratori e collaboratrici al Campidoglio.

Nel corso del 2019 un team di specialisti in gestione delle risorse umane di livello nazionale è stato ingaggiato per migliorare ulteriormente il processo di crescita delle professionalità e la gratificazione dei collaboratori.

Sono incoraggiati e premiati i suggerimenti dei lavoratori per il miglioramento dei processi produttivi e organizzativi al fine di ridurre la fatica e aumentare autonomia e responsabilità dei singoli.


Il 24, 25 e 26 settembre 2020 il Mollificio Astigiano ha ospitato una mostra intitolata “Il coraggio di un sogno italiano: il mondo Olivetti riassunto attraverso pannelli, video, macchine per scrivere” e un convegno su Adriano Olivetti centrato sulla sua biografia, sulla impresa, sulle innovazioni tecnologiche, sulla elettronica, sull’urbanistica e sul sistema sociale e culturale della Società di Ivrea, sulle Edizioni di Comunità.

Erano presenti in tutti e tre i giorni Maria Pia e Marco ed ha partecipato tutto il personale dell’azienda.

Il convegno è stato aperto dal direttore della Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea Enrico Bandiera, con l’impegnativo intervento su “Chi era Adriano Olivetti e la sua visione del futuro”.

Seguito dal sociologo territorialista Sergio De La Pierre con “dalla responsabilità sociale alla responsabilità socio-territoriale d’impresa. Un’eredità olivettiana”.

Nel pomeriggio Maria Aprile, ex dipendente Olivetti (nella DRA direzione relazioni aziendali) e nel commerciale, su “Welfare community e competitività d’impresa”.

Successivamente Giuseppe Silmo, autore dello scritto che precede, ha presentato il suo ultimo scritto: Olivetti, una storia breve, Hever Edizioni. Breve la storia ma molto dettagliato il racconto, 347 pagine che si leggono in un fiato e che costituiscono una accuratissima descrizione di una avventura vissuta in prima persona.

E’ poi toccato all’autore di queste note, insieme alla giornalista Roberta Favrin, di discutere di “Cultura e formazione in Olivetti”.

Il giorno successivo, presenti on-line gli studenti del liceo Pellati, Matteo Olivetti, ultima generazione della famiglia Olivetti, nipote di Dino, in dialogo con Enrico Bandiera, ha tenuto per i giovani una lezione su Adriano, la famiglia e l’impresa.

Alessandro Chili, ex dipendente Olivetti che si è occupato di formazione, di direzione del personale, della rete di vendita, ha illustrato la complessa realtà di quest’ultima e i contenuti culturali presenti anche nell’attività commerciale.

Domenico Maletti, presidente dell’Associazione Pozzo di Miele ha avuto il compito, con un appassionato intervento sulla “Storia di un contributo dell’Italia all’informatica europea e mondiale” di riscostruire la complessa vicenda dell’elettronica Olivetti da Barbaricina a Borgo Lombardo, a Pregnana milanese, a Caluso, alla GE, alla Bull, Honeywell ecc.

Matteo Olivetti, architetto, progettista, designer, studioso delle attività urbanistiche Olivetti, ha approfondito il tema “Adriano Olivetti, pianificare il territorio: dall’urbanistica all’architettura per riformare la società. La nascita dell’IRUR – Istituto per il Rinnovamento Urbano e Rurale”.

Nella mattinata di sabato 26 settembre, la mostra è stata aperta alle famiglie dei lavoratori e al pubblico.

Due giorni e mezzo intensi e produttivi, come difficilmente si riescono a organizzare, con la costante attenzione dei lavoratori del Mollificio, a cui era principalmente diretto il convegno-seminario di studio.

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