Considerazioni con l’ analoga competenza presente nella cultura d’impresa olivettiana.

1- ‘Senso di iniziativa e imprenditorialità’

Questa competenza, presente nella documentazione europea del 2006 e sviluppata con lievi variazioni negli anni successivi, descrive abilità e comportamenti che concordano in molti punti con quanto veniva considerato necessario e opportuno per lavorare in Olivetti, in particolare nell’area commerciale.

“Le abilità concernono una gestione progettuale proattiva (che comprende ad esempio la capacità di pianificazione, di organizzazione, di gestione, di leadership e di delega, di analisi, di comunicazione, di rendicontazione, di valutazione e di registrazione), la capacità di rappresentanza e negoziazione efficaci e la capacità di lavorare sia individualmente sia in collaborazione all’interno di gruppi. Occorre anche la capacità di discernimento e di identificare i propri punti di forza e i propri punti deboli e di soppesare e assumersi rischi all’occorrenza. Un’attitudine imprenditoriale è caratterizzata da spirito di iniziativa, capacità di anticipare gli eventi, indipendenza e innovazione nella vita privata e sociale come anche sul lavoro. In ciò rientrano la motivazione e la determinazione a raggiungere obiettivi, siano essi personali, o comuni con altri, anche sul lavoro.” [1](2006, J.Borrell)

Nella Olivetti del 1955, presidente e amministratore delegato era l’ingegnere Adriano Olivetti, vengono prese decisioni che riguardano un modo nuovo di concepire il rapporto con il mercato: viene creata a Milano la Direzione Commerciale Italia, a Firenze è organizzata la prima scuola in Europa per formare il management in Italia e nel mondo, a Roma nasce la Sede di Rappresentanza Olivetti per i rapporti con lo Stato.

La scuola di Firenze dal 1955 al 1960 elaborò un piano di formazione per i neoassunti in Olivetti che trasformava il modello di vendita americano, attivo dai primi del Novecento[2] e che aveva nella figura del venditore porta a porta e nel dealer autonomo, i caratteri fondamentali.

Lo stile inaugurato in Italia si ricava dalle parole di uno dei dirigenti della Scuola di Firenze:

‘Per dieci anni la Scuola contribuì, in maniera incisiva, al successo aziendale. Il suo modello fu esportato nelle principali consociate Olivetti; un’intera generazione di giovani (10.000 si stima, furono coloro che per varie ragioni frequentarono i corsi) fu in quegli anni formata ad uno stile di comportamento che divenne inconfondibile e rappresentò un marchio di garanzia per i clienti della società.’

Una scuola dove si sviluppò ‘ uno stile di apprendimento e di comportamento che segnò in modo profondo tutti coloro che uscirono dai corsi di formazione: forte senso di appropriazione dei valori e degli obiettivi aziendali; intima convinzione di far parte di un’organizzazione di successo con una indiscussa leadership internazionale; grande prestigio culturale del nome Olivetti che inorgogliva chi ne faceva parte’

‘Tutte le condizioni esistenti nella Scuola (l’ambiente, l’organizzazione dei corsi, le materie d’insegnamento, il costante rapporto fra allievi e docenti interni, provenienti da esperienze aziendali) favorirono quello che si potrebbe definire uno stile di apprendimento e di comportamento che segnò in modo profondo tutti coloro che uscirono dai corsi di formazione: forte senso di appropriazione dei valori e degli obiettivi aziendali; intima convinzione di far parte di un’organizzazione di successo con una indiscussa leadership internazionale; grande prestigio culturale del nome Olivetti che inorgogliva chi ne faceva parte. I corsi del Cisv non erano soltanto una fondamentale esperienza culturale e professionale ma erano, in certo senso, anche una scuola di vita‘[3]

    1. – Ipotesi sulle ragioni della raccomandazione europea e considerazioni sulla cultura d’impresa olivettiana

‘Lo spirito d’iniziativa, l’attitudine imprenditoriale, la capacità di lavorare da soli o in gruppo’ sono parole presenti nella competenza ‘Senso di iniziativa e imprenditorialità’la quale serve non solo a creare economia (nuove imprese ecc.) ma anche per arricchire diversi settori del mondo del lavoro: produzione, ricerca scientifica, servizi, libere professioni ecc.

Sullo sfondo di questa competenza c’è il valore della responsabilità, della sostenibilità e dell’inventiva personale.

Studiando i cambiamenti avvenuti nell’economia mondiale , nella tecnologia e quelli previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si comprendono le ragioni dell’importanza di questa competenza.

Non c’è impresa che non preveda scambio di beni e servizi e che non preveda relazioni con altre persone. Da questa considerazione ne discendono diverse conseguenze pratiche che prevedono quelle attività che vediamo affrontate con l’acquisizione di competenze trasversali e che sono in gran parte presenti nei profili

richiesti dalle aziende che cercano persone da assumere.

Nella cultura d’impresa olivettiana. tra i lasciti di Adriano Olivetti, sono presenti l’innovazione continua , il valore del lavoro e della persona e i fini aziendali che possano andare oltre il profitto.

Interpretando questi temi all’interno di un canone olivettiano, inteso come generatore di nuove idee , il valore del lavoro, inteso come spirito d’iniziativa, crescita personale, capacità di assumere responsabilità più ampie, di guida di altre persone ecc. trova nella storia del personale olivettiano ampi riscontri.

Diverse tipologia di carriere, lavori nuovi che era difficile inquadrare con i linguaggi aziendali della tradizione, forme di apprendimento basate sull’affiancamento o sull’immersione in nuovi problemi, competenze tecnologiche che si confrontano con competenze psicologiche e sociologiche, materie umanistiche presenti nei corsi tecnici sono alcune dei temi per comprendere la cultura d’impresa olivettiana

“..Sin dai primi anni Cinquanta, presso la Olivetti vennero avviati esperimenti di monitoraggio dell’evoluzione organizzativa dell’impresa valendosi dell’apporto di un Servizio di studi sociologici ed organizzativi, creato all’interno della fabbrica di Ivrea. La finalità del Servizio era favorire la crescita di nodi o reticoli di competenze volti a far emergere tra ingegneri e scienziati social un habitus forming force condiviso, cioè facendo ricorso la concetto di Panofsky, una forza formatrice di abitudini intellettuali ed un modus operandi, tali da indurre gli attori al superamento dei reciproci specialismi…”[4]

2- Un neo-assunto in Olivetti negli anni 50-70 del Novecento capiva un discorso come questo

‘Tu conosci il metodo di lavoro, l’hai imparato alla Scuola di Firenze, i clienti potenziali vanno visitati e tu sai gli argomenti che puoi trattare. Gli obiettivi vanno raggiunti perché servono per programmare la produzione in fabbrica. Non avere paura di sbagliare. Puoi sempre contare sull’organizzazione. Su ogni idea che ti verrà in mente parliamone, le idee nuove fanno bene a tutti. Fidati delle cose che conosci e impara cose nuove. Sappi che tu rappresenti diverse persone a cominciare da quelle che hanno creato e prodotto le macchine che proponi in vendita’

Queste parole non erano ‘dette’e non entravano in discorsi con intenzioni motivazionali , ma erano’capite’ attraverso una serie di fatti concreti che andavano dalla Scuola alla quotidianità del lavoro. Dallo specifico ruolo del venditore con poche varianti questo concetto di fondo riguardava i dirigente, i quadri, i servizi di staff, negli uffici di ricerca , nelle di un servizio amministrativo, di marketing, del personale.

Entrando nelle Filiali commerciali la prima cosa che veniva appresa era che il lavoro non si sarebbe svolto negli uffici della Filiale, bensì in un’area della città, visitando ogni giorno 7-10 clienti potenziali , cercandone dei nuovi con il metodo che era stato appreso alla Scuola. Il neo-assunto era inserito in un gruppo di 8-10 colleghi , guidato da un capo e ogni giorno imparava a preparare le visite, le commentava rapidamente con il capo e al tardo pomeriggio descriveva gli eventi della sua giornata di lavoro. Il clima aziendale era rilassato e operoso, la vita di gruppo permetteva un apprendimento continuo attraverso i commenti del capo-gruppo sulle situazioni emblematiche. In questo ruolo si restava per due/tre anni poi i risultati , l’iniziativa personale e lo spirito di imprenditorialità trovava nei gestori del personale (un profilo che assieme al selezionatore faceva parte della Direzione del Personale) l’analista per nuovi ruoli in Azienda.

Questo flash è servito per introdurre la prima grande competenza orizzontale che veniva acquisita dal venditore neo-assunto: qualcosa che aveva i contorni dell’imprenditorialità. Aveva appreso alla Scuola il metodo di lavoro, conosceva le funzioni delle macchine per ufficio (calcolatrici e macchine per scrivere) e diverse applicazioni pratiche per commercialisti, avvocati, ingegneri, architetti..Ora doveva agire, fare accadere le cose.

3-Citazioni sull’originalità dell’innovazione organizzativa olivettiana

“Organizzare officine, istruire venditori, persuadere i clienti, garantire l’efficienza del personale, difendere il livello artistico della grafica e del design, essere leali nei metodi commerciali.. Non fu cosa né facile, né rapida”[5]

Sospinto inizialmente quasi ai margini dell’attività aziendale dall’orgoglio dei tecnici, il problema  commerciale tende ad assumere sempre più un ruolo preminente nell’organismo produttivo sino a condizionarne i programmi e l’attività stessa. D’altra parte l’attività commerciale uscendo da un iniziale empirismo, si è andata articolando e differenziando sempre di più in vari settori che richiedono a loro volta tecniche e studi speciali : la pubblicità, la propaganda, lo sviluppo delle vendite e della distribuzione, la selezione e l’addestramento del personale addetto, i problemi organizzativi e finanziari che nascono dal reggere e controllare un numero di dipendenti diretti e indiretti distribuiti su territori anche assai ampi, le ricerche di mercato, le ricerche motivazionali, lo studio tecnico commerciale del prodotto, le ’relazioni pubbliche’ ecc. ecc. impongono alla Direzione Generale dei problemi organizzativi altrettanto, se non più difficili da risolvere, di quelli dell’officina[6]

‘Il ruolo di un venditore, quasi l’ultimo, ma certamente il più importante anello di una lunga catena, scompare spesso offuscato da quello di progettisti, designers, sociologi, psicologi che sono universalmente e giustamente riconosciuti come gli artefici della Grande Olivetti, ma che non sono stati i soli’[7]

Testimonianza : Alexander Pereira, già sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano e oggi Sovrintendete del Maggio Musicale Fiorentino , ha ricordato i suoi 12 anni di lavoro in Olivetti in Austria, e come avesse imparato a visitare e a tenere rapporti con i clienti. Segnalava che quel tipo di formazione sarebbe stata utile per i futuri direttori di Teatro.[8]

4- Acquisire il ‘senso di iniziativa e imprenditorialità’ oggi

Lo spirito d’iniziativa e quindi la forma mentis imprenditoriale fa parte delle competenze che si imparano. Si imparano nelle situazioni d’emergenza come si apprende dalla biografie di diversi self made man , si imparano negli incubatori per neo imprenditori, con corsi di formazione , con l’auto-formazione , con forme moderne di affiancamento/stage.

Il confronto e lo scambio con Aziende come la Olivetti che avevano questa competenza orizzontale come integrativa delle competenze verticali,necessarie per le più varie funzioni aziendali, fornisce idee e occasioni applicative.

Un esempio è la pratica dell’instant book .

Fase 1: si individua un titolo provvisorio, indirizzato ad un pubblico (che va immaginato), che risponda alla formula cosa, come e perché.

Si scrive uno schema di intervista telefonica che permetta di raccogliere idee,

si fanno letture e selezioni di immagini .

Fase 2: ricordando l’aforisma ‘tutto ciò che non possiedi , l’immaginazione te lo procura’ si immagina una mostra, una sequenza di immagini e parole, parti scritte per lettori e si fa una prima prova generale (interna al gruppo)

Fase 3: si chiedono collaborazioni mirate (consigli, apporti, valutazioni ecc.) si fa una prova generale e si va in onda o si pubblica (in auto produzione ) l’instant book

In Olivetti questo senso d’iniziativa veniva acquisito‘sintonizzandosi ‘ nel flusso di iniziative dell’Azienda per cui si respirava un’aria di innovazione continua e di spirito d’iniziativa’.

Olivettiani che hanno creato imprese, nuovi servizi, che hanno assunto ruoli in settori pubblici e privati, che hanno insegnato in Dipartimenti universitari, pubblicato studi e ricerche e avviato iniziative originali, sono numerosi.

In passato aziende che avessero questa competenza orizzontale nella propria cultura erano rare. Oggi i ‘flussi di iniziative’ sono presenti in Aziende, Istituzioni e associazioni culturali ecc. e per molti aspetti sono più accessibili e più praticabili.

Il prossimo articolo riguarderà la competenza trasversale Imparare ad imparare

Per Olivettiana

Galileo Dallolio

21 agosto 2021 Bologna

 

  1. Josè Borrell Fontanelles, nato nel 1947, è figlio di emigranti catalani in Argentina, rientrato in Spagna nel 1955, ha studiato con la madre insegnante, si è formato con borse di studio della Fondazioni March e Programma Fullbright, si è laureato in ingegneria aeronautica, è stato volontario in un kibbutz israeliano , è stato docente universitario e Il 20 luglio 2004 è stato eletto presidente del Parlamento europeo a seguito delle elezioni del giugno 2004.
  2. Negli stati Uniti la figura del venditore o commesso viaggiatore ha un’ampia letteratura (anche un’opera teatrale emblematica della diffusione di questa professione : la ‘Morte di un commesso viaggiatore’ di H.Miller). Alle origini delle carriere di grandi personalità nel mondo del business, c’è spesso l’attività di venditore (Thomas Watson sr. Fu presidente della IBM dal 1914 dopo un periodo di venditore e di management nel settore dei registratori di cassa NCR)
  3. Mario Torta Storia e storie delle risorse umane in Olivetti, La Rosa,Rebaudengo, Ricciardelli, Angeli editore 2004.
  4. Giuliana Gemelli, Il regno di Proteo. Ingegneria e scienze umane nel percorso di Adriano Olivetti, Bonomia University Press, 2014 , p.170
  5. Adriano Olivetti, Città dell’uomo, Discorso agli operai di Pozzuoli1955, p.162 . La citazione è riferita all’intero comparto commerciale mondiale.
  6. Gino Martinoli (1901-1996), responsabile della produzione Olivetti negli anni quaranta.Trasformazioni nell’organizzazione aziendale in funzione del progresso tecnologico 1945-1960, Il Mulino 1961
  7. Laura Olivetti in G.Silmo Memorie di un venditore di macchine per scrivere, Tecnologic@mente ed.
  8. Radio Rai 3, 15 marzo 2017, Alexander Pereira, intervistato nel programma radiofonico “La barcaccia”,

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