ABSTRACT

Adriano Olivetti, a 61 anni dalla morte, fa ancora parlare di sé. Le sue attività spaziano, oltre a quella industriale di prodotti elettromeccanici per scrivere e da calcolo, in diversi campi come l’architettura, l’urbanistica ed il design attraverso il coinvolgimento dei più affermati professionisti del suo tempo.

Lo scopo di questa monografia è quello di mettere in risalto la personalità di Adriano non solo come imprenditore, ma come pensatore, uomo di cultura, di impegno politico e civile, evitando di farne un ‘santino’ laico come, in parte avviene oggi.

Nel 1933 Adriano viene nominato dalla assemblea degli azionisti direttore della Olivetti della quale nel 1938 diverrà presidente. Nello stesso anno aderisce all’ Istituto Nazionale di Urbanistica diventandone presidente nel 1950 la cui presidenza  manterrà  fino alla morte nel 1960. In questo periodo, nei Congressi svolti dal 1952 al 1958 dall’ INU, sono approfonditi i temi dei Piani nazionali, regionali, intercomunali e comunali, che saranno il filo conduttore dell’INU, “come riflessioni sulle diverse scale del governo del territorio.” (P. Di Biagi)

Adriano Olivetti non era un urbanista, ma partecipò al coordinamento ed alla impostazione del Piano della valle d’Aosta. Il piano, elaborato fra il 1936 e il 1937, venne  da  lui coordinato ed ebbe come autori  i migliori urbanisti e architetti dell’epoca: Banfi, Belgioioso, Bottoni, Figini, Lauro, Peressutti, Pollini, Rogers, Zveteremich.  Il Piano rappresenta un esempio eccezionale nella storia urbanistica italiana in quanto anticipa la pianificazione regionale che sarà ripresa dopo la guerra e sviluppata nei Congressi dell’INU.

Nel piano sono comprese “ sia la rappresentazione del territorio, dei suoi caratteri costitutivi e dei suoi problemi,  sia la connessione tra strategia e progetto di architettura.” (P.Gabellini)

Il piano fa riferimento alle idee urbanistiche dei Congressi I di Architettura Moderna (CIAM), in particolare quello di Atene del 1933 dedicato alla città funzionale.

Ivrea, Matera, Pozzuoli e la Olivetti sono al centro della storia politica e sociale dell’Italia  degli anni ’50.I temi sono quelli della produzione, la progettazione di architetture per la produzione ed i  relativi servizi favorendo una cultura industriale originale per il dopoguerra. (P. Bonifazio)

Quello che si può definire il lascito teorico di Adriano è, L’Ordine politico delle Comunità, la cui prima edizione è del 1945, nel quale prefigura “ un progetto di riforma costituzionale dello Stato Italiano” ( D.Cadeddu). 

Oggi risultano ancora attuali molte delle idee di Adriano, come la riforma della società che è rappresentata nella sua forma compiuta dalla Comunità concreta. La  Comunità, come scrive Emilio Renzi nella, Comunità, concreta, le opere e il pensiero di Adriano Olivetti, “è lo spazio territoriale, sociale, istituzionale in cui una persona può vivere effettivamente la propria vita relazionale”[…]. “Al centro della  Comunità sta la persona. La persona è l’opposto dell’individuo.”

L’idea della Comunità concreta sarà riproposta in molti modi nei piani e nelle esperienze comunitarie ad Ivrea, nel Canavese e nel Meridione.

Nel 1946 nasce la rivista “Comunità” che sarà l’organo ufficiale del nascente Movimento Comunità, di cui Adriano sarà il direttore fino alla  morte. Nello stesso anno  verrà fondata la casa editrice Edizioni di Comunità. I temi proposti dalla casa editrice sono pluridisciplinari.

Nel 1947 Adriano fonda Il Movimento Comunità che si propone di iniziare la sperimentazione dei primi nuclei delle Comunità. Nascono così i Centri Comunitari, prima nel Canavese, poi al Sud ed in altre parti d’Italia. Sono luoghi di incontro, di partecipazione e di aggregazione tra le persone, luoghi che sono anche centri di cultura che si raccolgono attorno alla biblioteca.

Nel 1949 esce il numero 1 della rivista “Urbanistica”, rivista ufficiale dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui sarà il direttore fino al 1952. Secondo il giudizio di Manfredo Tafuri la rivista “Urbanistica” sarà “la più bella rivista internazionale specializzata.”

Un aspetto interessante è quello del meridionalismo di Adriano Olivetti in cui si fondono i caratteri del dibattito meridionalista con l’originale esperienza comunitaria.”In più la cultura olivettiana apporterà al meridionalismo “classico” il contributo della sociologia anglosassone.” (E.Greco)

L’impegno di Adriano Olivetti si rivolge anche all’edilizia sociale e si sviluppa nell’UNRRA-Casas, (Comitato  Amministrativo Soccorso ai Senzatetto) dove entra a far parte della prima Giunta dell’Ente nel 1947 e successivamente ne diviene vice-presidente nel 1959. Olivetti promuove uno studio su Matera che ha come scopo la valutazione delle condizioni igieniche e abitative dei Sassi. La stessa UNRRA-Casas intende promuovere la costruzione di un villaggio rurale modello. L’esempio più noto sarà quello del Borgo la Martella costruito a pochi chilometri da Matera dal 1952 al 1953 su progetto di Quaroni, Agati, Gorio, Lugli, Valori.

I progetti promossi dall’UNRRA-Casas riguardano inoltre le zone di intervento a Nurra nel sassarese, a Cutro nel  catanzarese e a Matera.

L’impegno meridionalista di Adriano si amplia a comprendere oltre a Matera anche la Campania con l’insediamento produttivo Olivetti a Pozzuoli (1951-1955), nel territorio flegreo, affacciato sul golfo di Napoli. Nel 1951 Adriano incarica  per la progettazione  Luigi Cosenza. Lo studio  riguarda oltre alla parte architettonica anche  l’organizzazione della fabbrica che supera la catena di montaggio attraverso una organizzazione del lavoro basata sulle singole fasi lavorative. 

Nel 1952 Olivetti propone lo studio di un nuovo Piano regolatore di Ivrea per il quale viene formato un Gruppo Tecnico di Coordinamento formato da Quaroni, Renacco, Fiocchi, Giovannini, Ranieri, Doglio. Questo Piano assume fin dall’inizio la valenza di un piano territoriale.

La città di Ivrea, a partire dagli anni ’30 del Novecento, sarà il laboratorio di sperimentazione delle esperienze industriali della Olivetti con la costruzione delle Officine (1932-1940),  la fascia dei servizi sociali (1954-1959), su progetto degli architetti Figini e Pollini, la mensa e il centro ricreativo (1953-1961) su progetto di Gardella , i nuovi quartieri  Castellamonte (anni ’40) di Figini e Pollini, e Canton Vesco (1943-1963) su progetto di De Carlo, Fiocchi, Franke, Nizzoli, Olivieri, Quaroni, Sissa.

Ivrea per la pianificazione urbanistica e per le opere realizzate l’1 luglio 2018 è stata inserita dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale “Ivrea Città Industriale del XX secolo.”

L’origine di uno stile proprio del design  e della pubblicità si può far risalire a partire dagli anni ’30 con la formazione di un ufficio di pubblicità autonomo interno alla azienda. Si afferma così “lo Stile Olivetti” che è riuscito a diventare nel mondo una specifica espressione dello stile italiano.

In occasione della mostra Olivetti: Design in industry, ospitata nel 1952, presso il Museum of Modern Art di New York compare la locuzione “the Olivetti idiom” efficace metonimia per designare i caratteri dell’identità dell’azienda.” (C.Toschi)

Nel volume “Olivetti 1908-1958”, edito per il cinquantenario della fondazione Olivetti,il letterato Franco Fortini, (nella sezione del volume “Disegno industriale e pubblicità”) evidenziava l’uso ormai divenuto corrente della espressione “Stile Olivetti”.

Si potrebbero evidenziare altri aspetti, oltre a quelli trattati nel libro, relativi alle attività di Adriano, che erano comunque fortemente legate fra loro da un filo coerente. La Comunità concreta era il fine, sia nelle attività produttive che in quelle sociali e culturali. Le sue idee  oggi sono ancora attuali e possono essere lette aggiornandole ai nostri tempi.

Michele Talia, presidente dell’INU, nella prefazione al libro si chiede se “esistono tuttora le condizioni per riproporre la carica visionaria delle sue proposte, e la lucida forza delle sue analisi?”

Io credo di si. Queste idee non sono invecchiate, se guardiamo alle iniziative culturali ed alle associazioni che si richiamano ad Adriano, vediamo che il suo pensiero è vivo ed attuale. Le sue idee di Comunità sono rappresentate da alcuni esempi di attività produttive ispirate a questi principi. Non credo che si tratti di una moda, ma piuttosto di un costume metodologico che ci consente ancora di leggere la realtà per modificarla.

 

 

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