direttore dei Centri Comunitari di San Giovanni in Fiore e di Napoli Secondigliano; in Olivetti si è occupato di gestione e di formazione del personale; dirigente della formazione quadri e dirigenti delle Cooperative di Consumatori aderenti alla Lega Nazionale delle Cooperative; direttore delpersonale e dell’organizzazione di CISA spa; Vice Direttore Generale di SITE spa; Direttore Generale di META spa e della Fondazione Aldini Valeriani.

In onore di Emilio Renzi, volato via un anno e mezzo fa, caro amico di tutti gli associati e le associate a Olivettiana APS, associazione culturale e sociale del terzo settore della quale Emilio stesso è stato co-fondatore, come lo è stato di questo sito, iniziamo la pubblicazione di materiali che lo riguardano, a partire dalla pubblicazione del numero speciale  congiunto di due riviste, come si legge più avanti. Visualizza N. speciale (2023): Emilio Renzi
Un grande ringraziamento e riconoscenza va a tutti i redattori delle due riviste:  Lorenzo Renzi, Franco Sarcinelli, Gabriele Scaramuzza e Giovanna Venturino, che scrivono:
L’impegno congiunto  delle riviste «InCircolo» (direttore responsabile Aleessandro Sarcinelli) e «Materiali di Estetica»(direttora responsabile Sabrina Peron) ha permesso la pubblicazione di questo numero speciale –i francesi direbbero hors série–dedicato alla figura e alla multiforme attività di Emilio Renzi. A un anno dalla sua scomparsa, le nostre due riviste gli sono riconoscenti per il rilevante contributo che ci ha offerto. Egli è stato tra i fondatori di «InCircolo» e negli ultimi anni direttore responsabile di «Materiali di Estetica», una collaborazione attiva e assai qualificata di cui sentiamo la mancanza.
Abbiamo raccolto scritti di amici, conoscenti e colleghi con l’obiettivo di evidenziare una biografia di persona che ha alternato con sapiente armonia e vicendevoli acquisizioni anni di studio, di impegno politico, di lavoro, di insegnamento, di scritti, con la qualità di intellettuale a tutto campo.

Abbiamo voluto testimoniareil suo spessore filosofico, noto agli amici e pochi altri, dal momento che ha pubblicato in generale su case editrici a bassa diffusione, cimentandosi su temi quali la fenomenologia, l’antropologia filosofica, la persona e la comunità, in dialogo con due autori per lui n prima linea: Paci e Ricoeur. Questo suo valore filosofico è da consolidare e da diffondere. Inoltre, attraverso le memorie degli amici abbiamo inteso far partecipi i lettori del suo spessore umano: la sua apertura e disponibilità agli altri, la peculiare propensione per gli incontri amicali, la sua giovialità e la sua spiccata sensibilità. Non lo dimenticheremo.

Il presente numero consta delle seguenti sezioni. La prima sezione, Per una biografia, raccoglie testimonianze di vari momenti della sua vita, a partire da una sua autobiografia e da quella della vita in famiglia del fratello Lorenzo. La seconda sezione, Memorie, raccoglie i ricordi di molti amici incontrati nel corso del tempo. La terza sezione, Scritti su e per Emilio, condensa annotazioni riguardanti le sue pubblicazioni più rilevanti sul piano filosofico e culturale. La quarta sezione, Testi di Emilio, contiene scritti per lo più inediti o pubblicati e meritevoli di ulteriore diffusione. La quinta sezione, Bibliografia generale (a cura di Lorenzo Renzi ed Enrico Benella), comprende una documentazione –la più completa possibile –dell’intera produzione di scritti di Emilio Renzi. Questa pubblicazione esce in data 27 maggio 2023 come omaggio al primo anniversario della scomparsa di Emilio Renzi. Un vivo ringraziamento a tutti i collaboratori che hanno reso possibile questo numero “speciale. 
Da questo numero speciale delle due importanti riviste sono riprodotti alcuni dei tanti articoli di grande interesse sul nostro comune amico Emilio; per tutti gli altri si rinvia a quel numero, pubblicato on-line
 Giovanni Maggio, Presidente onorario di Olivettiana, Associazione di Promozione Sociale, già dirigente Olivetti, con cui Emilio Renzi ha collaborato per molti anni, lo ricorda così: 
Per Emilio Renzi. Olivettiano.
 Giovanni Maggio
Sono stato onorato di ricevere l’invito a ricordare Emilio Renzi nella nostra comune esperienza alla Olivetti e provo a ordinare i tratti salienti della mia relazione con il “Dottor Renzi”, mio prezioso collaboratore alla Direzione Pubblicità. E oltre, negli anni successivi. Conobbi Renzi nel 1982 quando, con una certa riluttanza, ho assunto la responsabilità della “pubblicità” del Gruppo lasciando una carriera commerciale ricca di soddisfazioni professionalied economiche. Mi si chiedeva di riprogettare l’advertising Olivetti in linea con gli sviluppi tumultuosi dei mercati dell’information technology. La “pubblicità”, dove Renzi lavorava dal 1969, era una struttura costituita fondamentalmente da due tipi di professionisti creativi, i grafici e i copywriter. L’accompagnava una storia prestigiosa che risaliva alla costituzione del primo “ufficio pubblicità” affidato negli anni 30 all’ingegnere poeta Leonardo Sinisgalli, come me lucano, che ancora oggi si ricorda per l’affascinante messaggio di una rosa in un calamaio che non doveva più servire a intingervi la penna, ci si potevano conservare i fiori, si poteva scrivere a macchina.
A Renzi l’Azienda piace, come racconta in un suo memoir, Via Camperio, una memoria della pubblicità Olivetti, è una casa calda e accogliente, compagni più che colleghi, intelligenti, impegnati, progressisti. Un gruppo di artisti, protetti e privilegiati, in una comunità di spiriti liberi.
Agli inizi degli anni 80 la “pubblicità” era una piccola repubblica autonoma, qualcosa di simile a una regione di confine, di fatto relativamente sciolta nei movimenti, abbigliamenti, comportamenti e inquadrata nella direzione di Corporate Image affidata a Renzo Zorzi, responsabile dell’insieme delle attività culturali, pubblicitarie, di design, e di architettura della Olivetti. La “pubblicità“ aveva a poco a poco perduto il ruolo centrale della comunicazione ai mercati, considerata come figlia di un dio minore, quasi la mercatistica avesse contaminato un illuminato parterre di artisti, di intellettuali, di maestri della cultura. Almeno questa era l’immagine di una struttura dall’organizzazione liquida, dai compiti non ben definiti: una “in-house agency”, ormai inadatta a svolgere un compito centrale nelle strategie di una impresa multinazionale nel rapporto con i mercati.
Questa diffusa consapevolezza stimolò i meteci arrivati al seguito dell’ingegnere De Benedetti a proporre di affidare il compito alle agenzie internazionali.  La “vecchia” comunicazione Olivetti veniva criticata, in parte a ragione, poiché troppo legata a schemi classici tradizionali, astratti e distratti nella conoscenza del mercato, dei clienti, della concorrenza. Renzi ne era consapevole e me lo partecipò. L’obbiettivo assegnato alla nuova Direzione è quindi quello di cambiare radicalmente per comunicare con la legittimazione e la forza di un protagonista vincente, rispondere alla concorrenza anche in maniera aggressiva rompendo il tradizionale understatement olivettiano, comunicare in maniera globale e quindi elaborare strategie e progettare campagne disegnate per il Gruppo. Emilio Renzi, al mio fianco in questa opera di forte cambiamento sia di contenuti che di forma, scriveva al riguardo: “Maggio prese atto che a metà degli anni 80 il mondo intero, la concorrenza di settore e la Olivetti avevano una pietra di paragone intorno alla quale la battaglia si era fatta soda. Globalizzazione non si diceva ancora, ma le nuove tecnologie stavano spalancando il vaso di Pandora. Si circondò di un ufficiale di macchina Franco Zangheri, di un direttore creativo argentino emigrato a Parigi Jorge Fuentes e chiese a me di tenere i contatti tra i creativi ed il cliente.
Partiva per Ivrea per farsi approvare le campagne personalmente da Carlo De Benedetti, che mezza Europa e gli States sapevano essere persona ruvida. Dopo la partenza gli uffici sembravano ripiegarsi nel silenzio. Qualche tardissimo pomeriggio ho fatto compagnia a Zangheri nell’attesa che il suo telefono squillasse. Furono anni intensi.” ( Renzi, Via Camperio). Furono davvero anni intensi, difficili, impegnati nel coniugare l’eleganza, la discrezione e la sprezzatura dello “Stile Olivetti” con la forza persuasiva di prodotti innovativi tecnologicamente avanzati e vincenti contro una concorrenza agguerrita e molto potente, considerati gli ingenti mezzi a disposizione. Furono sviluppate campagne memorabili per i personal computer in concorrenza diretta. Quando ad esempio nel 1984 Apple utilizzò un potente e costosissimo spot di Ridley Scott per il lancio del Macintosh, noi uscimmo con un semplice, convincente e definivo “Orwell was wrong”.
Per il lancio del personal M20, molto innovativo ma incompatibile con i software più diffusi, costituimmo un gruppo creativo del quale Emilio Renzi era ovviamente parte integrante. Individuammo nella potenza del computer e nel suo design avanzato i punti rilevanti della sua caratterizzazione. Lo slogan con cui il prodotto fu lanciato fu “Brains and beauty”, che resta ancora, a mio parere, il motto che meglio definisce il profilo d’immagine della Olivetti: intelligenza e bellezza. Nel 1983, Franco De Benedetti mi chiese di ridisegnare l’immagine e la comunicazione delle consociate italiane del Gruppo Olivetti delle quali era Presidente.
È forse l’occasione professionale più significativa che Renzi affronta, non più come semplice copywriter ma come manager di un complesso progetto di comunicazione e con la sua capacità di gestore creativo arriva a produrre la rielaborazione complessiva dei canali di comunicazione di un gruppo industriale.
Facemmo monografie aziendali, pieghevoli di prodotto, annunci per riviste di settore, manifesti, locandine, piani di comunicazione. Passo dopo passo costruimmo per quelle società l’immagine coordinata bilanciata tra discorso di gruppo e identità specifiche. Proponemmo un libro di immagini, non una mera riproduzione degli oggetti ma una poetica visione del mondo contadino alle radici della ingegnosità proto-industriale. Non potevamo sapere che quel capolavoro sarebbe stato il nostro ultimo lavoro importante. Il mondo cambiava e anche il nostro non sfuggì alla ruota.
Il declino della Olivetti fu inesorabile. Nel 1989 lasciai l’Azienda e la pubblicità fu spezzettata in tanti rivoli. Le campagne furono affidate ad agenzie americane e chi arrivò al mio posto rimosse la foto di Adriano Olivetti che mi aveva accompagnato per trent’anni. Con alcuni collaboratori mantenni vivo il rapporto, alimentandolo negli anni con qualche incontro, qualche telefonata, ma nulla di più. Con Renzi la relazione si rafforzò in un orizzonte nuovo, oltre la semplice nostalgia, quello della necessità di coltivare insieme la storia dell’Olivetti e della corretta rappresentazione dei suoi valori. Alla Fiera del Libro di Roma, nel 2008, mi chiese di presentare un suo lavoro appena edito da Guida: “Comunità concreta. Le opere e il pensiero di Adriano Olivetti”.
 Nonostante la limitatezza dei tempi e l’approssimazione dell’ambiente fieristico, quella fu per lui una giornata di grande successo. Il libro rappresentava il momento più alto della sua esperienza intellettuale olivettiana. Dopo la sua uscita dall’Azienda nel 1994, Renzi studia infatti la comunità concreta di Adriano Olivetti e inizia a profilare la parabola di quella grande esperienza, dall’intuizione imprenditoriale di Camillo fino all’Olivetticidio (termine che mi pregio di avere coniato).
“Le scelte di De Benedetti … svelano una deriva crescente … portano la Olivetti fuori da sé stessa. La fanno diventare una società la cui mission si trasforma in una serie di routine subalterne a operazioni allogene, allotrie, patogene. Questo è l’Olivetticidio”. si trattava a tutti gli effetti di un libro nuovo, scritto da un intellettuale che aveva lavorato nella Olivetti di Adriano e ne aveva avvertito direttamente la forza del pensiero, della sua politica, della sua cultura di impresa. Qualcuno che quindi aveva una carica di “testimonianza implicita appassionante” come gli riconosce Giuseppe Galasso nella prefazione: “La personalità di Adriano ha bisogno di uno sguardo dall’interno, partecipe e solidale perché essa parli non solo nel ricordo, bensì anche in una dimensione più oggettiva, di chiarezza retrospettiva, se non di storia.” Continua Galasso :“Il sogno  di Olivetti era intriso di molteplici elementi ideali se non si vuol dire utopici. Non per questo, tuttavia, cessò mai di essere un sogno a occhi aperti, sostanziato, come era, di passione e di cultura. Una miscela di cui Renzi avverte tutta l’incidenza e che bene rappresenta anche nelle sue dimensioni di concretezza e pragmatismo, per nulla così astratte, così sognate e sognanti, come una indebita semplificazione della personalità di Olivetti indurrebbe a credere.”
Il ringraziamento e il plauso di Laura Olivetti, gli interventi di Rosario Amodeo, allora amministratore delegato della Engineering e di appassionati olivettiani come Mario Volpi e Galileo Dallolio, resero certamente quello tra i momenti cospicui della storia di Renzi.

Fu allora che la nostra relazione si trasformò in un’amicizia basata su corrispondenze umane e culturali, per dar luogo assieme al progetto di proposta del pensiero di Adriano e di studio della cultura d’impresa che si concretizzò poi nella costruzione di Olivettiana, l’Associazione dove Emilio ha avuto un ruolo fondamentale nella stesura dei programmi e nella definizione degli obiettivi. Con la sua capacità di scrittura e di concinnitas, compose il “Manifesto di Bologna” a vessillo dell’impegno di noi fondatori nel segno di Olivetti.

Alla sua uscita dalla Olivetti Renzi sviluppa e applica le sue competenze e la sua formazione di filosofo e di storico alla esperienza di lavoro nella produzione di testi talmente ricchi e puntuali da costituire oggi parte imprescindibile della storia della cultura olivettiana. Un Renzi Nuovo.
Dopo la laurea in filosofia con Paci e dopo un’esperienza editoriale al Saggiatore, siamo nel 1969, era stato assunto in Azienda da Federico Butera che aveva preso il mio posto come recruiter dei laureati. Quando i nostri rapporti divennero meno formali, ebbi modo di dirgli scherzando -ma neanche tanto -che io forse non lo avrei assunto. Per il suo bene, aggiunsi. Ricordo ancora un imbarazzato e trattenuto silenzio che celava condivisione. Ritenevo infatti che la sua cultura, i suoi studi, le sue relazioni accademiche, la sua statura intellettuale, in una parola le sue potenzialità, avrebbero meritato altra allocazione professionale e un progetto personale molto più ambizioso di quello di copywriter, sia pure in una grande scuola di pubblicità. Fu dopo la sua uscita che avvenne la grande conversione: dal di fuori la Olivetti fu osservata e capita meglio nella sua eccezionale dimensione umana e civile, per Renzi la sua storia divenne studio, ricerca e riflessione ed io scoprii in lui le sue vere qualità da intellettuale ben attrezzato, di molto superiore al profilo che avevo conosciuto quando insieme lavoravamo alla pubblicità.

Venne a trovarmi a Fiesole, discutemmo a lungo da allora in poi. Mi teneva informato dei suoi scritti e della collaborazione con la rivista Astrolabio e con Abitare in lunghe conversazioni al telefono. Conobbi un Renzi che non si era rivelato negli anni del lavoro comune, capace di un impegno nuovo , fattivo, ancor meglio dotato di grande responsabilità personale nel gestire con attenzione e dedizione le operazioni delle quali si faceva carico. Tutto con una ricchezza di pensiero, consistente spessore umano e la rappresentazione discreta ma efficace della sua molteplicità di interessi nel quadro della sua educazione olivettiana.

Partecipò a tanti convegni olivettiani, giornate di studio, fu direttamente impegnato nella produzione di un importante docufilm su Adriano Olivetti, scrisse prefazioni di libri olivettiani, testi importanti della cultura olivettiana, il cui elenco è difficile citare in questa lettera, tanto materiale che merita di essere raccolto in un Meridiano che Olivettiana conta di potere pubblicare.
“Emilio ha saputo suscitare grandi energie ovunque sia intervenuto”, ricorda Galileo Dallolio, “lo invitai a un incontro con i concessionari e alcuni di loro alla fine gli chiesero l’autografo per come aveva parlato di Olivetti”. Ricordo il suo intervento del 2001 alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze, un importante convegno per il centenario della nascita di Adriano, Aula Magna, parterre de rois, olivettiani di rango, Laura Olivetti, Franco Novara, Renzo Zorzi… Emilio intervenne con uno splendido lavoro sulla scrittura con particolare riferimento alle figure di Franco Fortini e Giovanni Giudici. Brillante e applauditissimo.
Poi arrivò la malattia, gli divenne difficile riuscire a parlare, eppur sempre presente nelle riunioni a distanza. Fu parte attiva nello sviluppo della collaborazione con gli ingegneri dell’Università di Firenze, con i suoi commenti, i suoi suggerimenti, la sua partecipazione, l’eleganza della sua scrittura e l’impegno di correttezza e verità. Con “Finale di partita”, ci fece poi sapere che andava, citando Bandini, verso l’ora della mezzanotte, “in cui ogni persona va incontro alla sua propria ora. I poeti lo sanno: è l’ora di incamminarsi verso Ovest».
Si, incamminarsi verso Ovest, al termine di una partita nella quale Emilio Renzi, nelle opere e nei giorni e nella immaginazione del proprio astrolabio culturale, ha indicato costantemente il levante, come futuro, impegno etico, il lavoro intellettuale come professione, per dirla con Weber, come positiva provocazione del bene, dell’onestà, della bellezza, della verità.Nel segno della lezione di Adriano Olivetti.
Curriculum vitae  di G. C. Giovanni Maggio.
G. C. Giovanni Maggio ha sviluppato la sua esperienza manageriale in Olivetti, dal 1960 al 1989. Ha diretto la selezione dei quadri e dei dirigenti, ha assolto funzioni dirigenziali nella organizzazione commerciale Italia sino alle responsabilità del CISV (scuola venditori) in Firenze e della Divisione prodotti per ufficio Italia. È stato a capo della pubblicità del gruppo Olivetti e della comunicazione e relazioni esterne di Olivetti Italia. In seguito, consulente aziendale e docente di Cultura e Comunicazione d’impresa presso la Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze.
PRIMA PARTE
Per una biografia.  Emilio Renzi – Materiali di Estetica, InCircolo
Emilio Renzi. 
Su me stesso.
Curriculum esteso di Emilio Renzi per la Scuola del Design
Sono nato a Como il 4 ottobre 1937. Gli anni della guerra e delle scuole li ho trascorsi a Vicenza, dove ho frequentato il Liceo classico “Antonio Pigafetta”. Ho scelto di studiare filosofia: dapprima all’Università di Padova, quindi, alla ricerca di una facoltà laico-illuministica e di grandi maestri, all’Università degli Studi di Milano. Da allora vivo a Milano.Ho seguito i corsi di Mario Dal Pra, Ludovico Geymonat, Umberto Segre ed Enzo Paci, con il quale mi sono laureato magna cum laude l’1 luglio 1961 con una tesi dal titolo “Paul Ricoeur dalla fenomenologia all’antropologia”: prima ricerca italiana sul filosofo francese.
Ho collaborato con Paci per qualche anno, prima e dopo il servizio militare che ho svolto alle Scuole allievi ufficiali di Ascoli Piceno e di Sabaudia. Servizio di primo nomina presso il 4° Reggimento Artiglieria Contraerei pesante campale a Verona.
Avevo iniziato a lavorare subito dopo la laurea nella redazione saggistica della Casa editrice il Saggiatore di Alberto Mondadori editore, Milano. Soprattutto e per trent’anni, ho lavorato nella società Ing. C. Olivetti & C., Direzione relazioni culturali. Ho collaborato con personalità quali Renzo Zorzi e Giovanni Giudici; avevamo rapporti con Giovanni Pintori ed Ettore Sottsass, Mario Bellini, Egidio Bonfante, Franco Bassi. Ho visto da vicino la grafica e il design Olivetti, la nascita del computer, lo sviluppo dell’informatica, il declino della Olivetti. Il ritiro è stato a fine 1997. Dal 1989 al 1993 sono stato presidente della sezione lombarda dell’IN/ARCH. Risalgono a quell’esperienza le pubblicazioni seguenti:
 “Milano è una brutta e mal combinata città… Carlo Emilio Gadda e l’architettura”, In/Arch e Triennale, All’insegna del pesce d’oro di Vanni Scheiwiller, Milano, 1994;
“Le interpretazioni letterarie dello spazio milanese”, in AA.VV., “I percorsi del progetto”, a cura di P. Caputo, Guerini Associati e In/Arch Lombardia, Milano, 1993, pp. 201-234.
Negli anni del lavoro e successivamente non ho mai smesso di dedicarmi in modi diversi alla filosofia e agli studi umanistici. Il relazionismo, la fenomenologia e l’antropologia sono stati il mio orizzonte teoretico. Ho scritto vari saggi su personalità della filosofia italiana contemporanea. Cito:
“Giuseppe Faggin. Le ragioni dell’insegnante”, in F. Volpi, E. Renzi,G. Pasqualotto,
“Per Giuseppe Faggin 1906-1995”, Atti della commemorazione tenuta il 22 novembre 1996 al Liceo Ginnasio “Antonio Pigafetta”di Vicenza (poi in “Quaderni dell’Accademia Olimpica”n. 27, Vicenza, 2001);
“Guido D. Neri, “I migliori anni della nostra vita (1958-1967). In memoria di Guido Davide Neri”, in “Materiali di Estetica”, 11 (2004), pp. 11-36;
“Il mondo senza fine di Ernesto de Martino”, ne “L’Acropoli”, IV, 2 (aprile 2003), pp. 154-172 e, nel quadro della “Scuola di Milano”:“Il grandeamico. Alberto Mondadori, Remo Cantoni e l’editoria culturale milanese tra gli anni Trenta e il 1976”, in AA. VV. “Remo Cantoni”, a cura di M. Cappuccio e A. Sardi, CUEM, Milano 2007, pp. 149-166.

Da segnalare la prima traduzione italiana di un importante testo di Paul Ricoeur: P. Ricoeur, “Della interpretazione. Saggio su Freud”, il Saggiatore, Milano 1966 (terza ristampa con Introduzione di D. Iervolino, ivi 2002).

Cui affiancare:
Lefebvre, “La storiografia moderna”, Oscar Studio Mondadori, Milano, 1973.
Per i trent’anni dalla scomparsa di Enzo Paci, nel 2006, il Comune di Milano mi ha dato l’incarico di tenere il discorso ufficiale per l’inaugurazione di piazza Enzo Paci in Milano. Il testo è a stampa in AA.VV., “Omaggio a Paci”, a cura di Emilio Renzi e Gabriele Scaramuzza, vol. I. Testimonianze –vol. II.
A questa iniziativa ho affiancato un “dialogo immaginario”: “Caro Ricoeur, mon cher Paci”, Quaderni di Materiali di Estetica n.6, CUEM, Milano 2006.
Nel volume “Enzo Paci e Paul Ricoeur. In un dialogo e dodici saggi”, ATì editore, Milano 2010, ho raccolto quei testi e altri ancora, apparsi negli anni su riviste scientifiche e volumi collettanei, relativi ad aspetti del pensiero filosofico di Paul Ricoeur e su Paci e Rilke, Paci e il design, Paci Ricoeur e Thomas Mann.
Vari saggi e interventi in tavole rotonde, seminari ecc. su Adriano Olivetti e la Società Olivetti, dalla fine degli anni Novanta in molte città d’Italia, sono stati alla base della monografia “Comunità concreta. Le opere e il pensiero di Adriano Olivetti”, prefazione di G. Galasso, Guida, Napoli 2008.
Alcuni saggi vanno ricordati a parte per il loro carattere pionieristico:
“Lettura dell’Ordine politico delle comunità di Adriano Olivetti”, ne “L’Acropoli”, III, 1 (febbr. 2002), pp. 29-53;
“Via Camperio. Una memoria dalla Pubblicità Olivetti”, in AA. VV., “Storia e storie delle risorse umane in Olivetti”, a cura di M. La Rosa, P. A. Rebaudengo, C. Ricciardelli, FrancoAngeli, Milano, 2005, pp. 59-75;
“Scrittura Olivetti. Sinisgalli Fortini Giudici, con una nota su Adriano Olivetti technical writer”, ne “L’Acropoli”, VI, 6 (nov. 2006), pp. 651-661.
In seguito, per approfondimenti:
“Tecnica delle riforme e tecniche della ragione. Le Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti e il neoilluminismo italiano”, in “Impegno per la ragione. Il caso del neoilluminismo”, a cura di Walter Tega, il Mulino, Bologna 2010, pp. 249-281;
“Adriano Olivetti. Imprenditore, comunitario, pensatore politico”, in “lettera matematica pristem”, 79, novembre 2011, pp. 55-61;
la consulenza scientifica al docufilm di Michele Fasano, “In me non c’è che futuro…”, SATTVA Films, Bologna 2011.
Dall’Anno accademico 1999-2000 ho collaborato con il professor Massimo A. Bonfantini nella cattedra di Semiotica della Facoltà del Design del Politecnico di Milano/polo Bovisa, sino alla nomina di Cultore della materia. Ho curato esercitazioni e seminari e ho fatto parte delle commissioni d’esame, sino a quando dall’Anno accademico 2005-2006 e per tutti gli anni successivi ho ricevuto e svolto la docenza a contratto di Semiotica del Progetto (successivamente, Semiotica delle Culture).
Con Massimo Bonfantini e Salvatore Zingale ho curato il volume “Oggetti Novecento”, Quaderni di Ergonomia, Moretti&Vitali, Bergamo 2001 (ora “Oggetti Novecento e Duemila”, ATì Editore, Milano 2010).

Ultimamente sto cercando di sviluppare un’analisi critico-filosofica del presente: il tracciato a oggi è leggibile nei saggi “Persona e personalismi”e “Persona e cosmopolitismo”, apparsi rispettivamente ne “L’Acropoli”, XII, 3, pp. 210-230, e ne “L’Acropoli”, XIII, 3, pp. 240-251.

Faccio parte del Comitato scientifico della rivista “Materiali di Estetica”(n.s.), Milano.
Sono nel Direttivo della Sezione Lombarda della SFI (Società filosofica italiana).
Sito personale: www.emiliorenzi.it
Solstizio d’estate 2012
SECONDA PARTE
Infanzia e prima giovinezza di Emilio.
Lorenzo Renzi
Mio fratello Emilio era nato a Como il 4 ottobre 1937. Nostra mamma era nata a Alba (CN), ma casualmente: suo papà, nostro nonno, era ufficiale ed era di stanza lì. Lui stesso era piemontese, di Asti. La nonna era comasca, e nostra mamma era cresciuta a Como e soprattutto a Olginate, paese d’origine della mamma, sull’Adda. Ma non con la mamma, che era morta presto, ma con la nonna materna. In villa, erano benestanti. Nostro papà era di Capua, di padre campano e di mamma cremonese (l’aveva incontrata durante il servizio militare). Nostro padre si chiamava Augusto (1905-1974) e la mamma Maria Liveriero (1911-1994). I nonni non li abbiamo conosciuti, erano morti abbastanza presto. Nostro papà ha raggiunto il grado di colonnello, ma attraverso diverse traversie è diventato dopo la guerra impiegato di Banca. Aveva fatto l’Accademia di Modena, e poi era stato assegnato a varie sedi. Aveva fatto la guerra. L’ultima sede e definitiva era stata Vicenza, dove è vissuto con la mamma fino alla morte. Anche Emilio, rientrato da Como in fasce, è vissuto a Vicenza e ha fatto a Vicenza tutti gli studi fino alla maturità classica nel 1956. Era molto bravo ascuola, un “cannone”, come si diceva allora. A casa leggeva moltissimo, e spesso leggendo rideva. Leggeva a alta voce a me piccolino. Da liceale piaceva alle ragazze, e con alcune passava ore al telefono. A me non raccontava niente, però: non c’era confidenza tra di noi su questo piano, ma solo sul piano intellettuale. Allora, e anche più tardi, parlare, per noi, era parlare di libri. Ha recitato Goldoni, nel ruolo di giovane amoroso, in uno spettacolo al Liceo. Era timido, ma qualche volta anche chiassoso, e durante l’adolescenza si era ribellato ai genitori, soprattutto al papà. Papà, molto buono, per niente militaresco né autoritario, si dispiaceva. In questo periodo Emilio fischiava e gridava salendo le scale di casa, incurante dei vicini. Io invece resto ‘buono’, e fruisco automaticamente, senza far nulla, dei diritti ottenuti da lui, per es. di avere le chiavi di casa per rientrare tardi la sera. Ma i rapporti familiari rimangono ottimi per tutta la vita. La vera autorità della famiglia, dolce e sorridente, scherzosa, era la mamma, anche se le decisioni sembravano prese da papà. Al Liceo Classico Pigafetta Emilio incontra un mentore straordinario, responsabile della scelta di tanti vicentini di studiare Lettere o Filosofia in quegli anni: è Giuseppe Faggin, autore di molte opere di filosofia e anche in altri campi (storia dell’arte, antropologia…). Emilio, e anch’io, rimaniamo totalmente segnati dal suo insegnamento, che si svolgeva in forma socratica, e che non escludeva solenni rimproveri per chi non seguiva i ragionamenti e soprattutto per chi riteneva di poterci scherzare su, secondo l’inclinazione dell’età. Mi pare che oggi Faggin sia classificato come spiritualista cristiano, ma teneva molto, nel contesto clericale della città, alla laicità del pensiero e della scuola, e il nucleo del suo insegnamento era l’Idealismo tedesco, di cui non ci risparmiava le asperità terminologiche e concettuali. Io cerco allora e trovo l’occasione di studiare privatamente il tedesco, che coltivo poi per tutta la vita, anche se con scarso successo. L’influenza di Faggin su Emilio è fondamentale: dopo la maturità (1956) si iscrive a Filosofia. Naturalmente a Padova, per noi vicentini raggiungibile in poco tempo in treno. Ma la sua delusione è grande. Affronta con poco entusiasmo alcune materie letterarie e storiche, anche se gli insegnamenti non erano cattivi (forse gli era piaciuta però la Letteratura italiana moderna e contemporanea tenuta dal poeta e francesista Diego Valeri, per il quale scrive anche una tesina, molto apprezzata, su Guido Piovene). La filosofia, poi, è dominata da Marino Gentile, trista figura che ha dominato la filosofia padovana per decenni, anche se più tardi si apriranno degli spiragli (con Umberto Curi, Giangiorgio Pasqualotto, vicentini, il secondoallievo di Faggin, che si occupa di Filosofia orientale). Emilio lavora allora anche al Giornale di Vicenzacome cronista (va in questura e all’ospedale per seguire l’infortunistica e la nera), ma scrive anche per la terza pagina, prediligendo le brevi biografie. Per qualche tempo tiene una rubrica settimanale chiamata, se non sbaglio, “La persona del giorno”(“persona”: ma non era ancora il personalismo!). Pubblica anche, se ricordo bene, un piccolo medaglione di Fidel Castro, figura allora ancora incertatra una sinistra cristiana a umanitaria e il comunismo. Al giornale trova un altro mentore geniale, Giulio Montenero, triestino, che si trovava a Vicenza come maestro elementare, ma che era diventato anche capocronista del giornale locale. Uomo coltissimoe geniale, anticonformista, Montenero, più che novantenne ma vivissimo scrive pubblica in questa sede il ricordo che ha scritto a caldo, appena, addoloratissimo, aveva scritto della scomparsa di Emilio. Negli ultimi anni si erano ritrovati, ormai pensionati tutti e due, ma non rivisti. Si sono scritti centinaia di mail. Emilio temperava nei suoi scritti i focosi attacchi di Montenero alla società e al mondo: era diventato con il tempo, ed è ancora, un esponente non domato del pensiero utopico progressista.Un’altra amicizia fondamentale, per lui e per me, è stata quella di Fernando Bandini, maestro elementare anche lui allora, e poi professore universitario a Padova, consigliere comunale socialista, uomo affabile e incantevole, poeta conosciuto (le sue Poesie completesono state raccolte e pubblicate recentemente da Mondadori. Anche per influenza di Bandini, e perché erano i tempi che volgevano così, Emilio, e anch’io, diventiamo in quegli anni di sinistra. Ma mai comunisti. La nostra famiglia era di destra,ma non fascista (lo erano invece i nostri parenti comaschi, alcuni dei quali avevano fatto la guerra in camicia nera). Superando qualche resistenza familiare, Emilio, dopo i primi due anni a Padova, si trasferisce a Milano. Inizialmente è ospitato a Como,anzi vicino a Como, nel comune di Montano Lucino, in villa. I nostri parenti avevano anche un’altra bellissima casa, anche se molto in cattivo stato, nel paesino di Osteno, sul lago di Lugano, nella parte italiana. Ci passavamo le vacanze assieme ai nostri due cugini, Amerigo e Achille, tutti maschi. Emilio è rimasto molto affezionato a questo paese e ai nostri parenti lombardi fino alla fine, mentre con i parenti meridionali, che vivano a Santa Maria Capua Vetere e poi a Caserta, abbiamo con il tempo perduto ai contatti.

Ed ecco Emilio a Milano. Emilio e io desideravamo da ragazzi andare via da Vicenza, che ci sembrava pettegola e angusta (dimenticando l’influenza che alcuni vicentini avevano avuto nella nostra formazione intellettuale e morale). Arrivato a Milano via Como, come ho detto, Emilio è diventato milanese, tanto da dedicare una parte delle sue energie a studiare Milano nella sua dimensione che lo interessava di più, la modernità. Da piccoli, forse anche per praticità (c’era la guerra, erano tempi difficili), Emilio e io venivamo spesso vestiti uguali, come si faceva con i gemelli, utilizzando una sola pezza di stoffa di buona qualità, scelta con cura. I vestitini ce li facevano a casa delle sartine, come usava allora nelle famiglie borghesi. Io invidiavo i compagni di scuola vestiti peggio di me, quasi tutti, con maglie rappezzate e alcuni con pantaloncini corti anche d’inverno. A un mio compagno tra i più poveri, una volta, avevano adattato la camicia nera del papà. Al loro confronto io mi sentivo elegante… e mi dispiaceva. Sono sicuro che questi erano anche i sentimenti di Emilio. Soffrivamo di un certo isolamento, dovuto alla chiusura dell’ambiente, ma forse soprattutto alla nostra timidezza. Né Emilio né io abbiamo imparato il dialetto, allora di uso universale attorno a noi (e ancora oggi se non a Vicenza, nella provincia). Anzi, l’italiano di Mimmo era privo di cadenza dialettale. Questo italiano l’ha passato adesso al nipotino acquisito, il bambino di 6 anni della giovane e brava badante peruviana Angelica, che l’ha assistito negli ultimi due anni. Il bambino dal nome anglizzante di Mark è stata la consolazione della sua ultima vecchiaia. I due si volevano molto bene, e ora il piccolo peruviano porta in giro la lingua di Emilio, che così si può dire quasi che non sia morta con lui. E’ Mark che il giorno dopo la sua morte ha raccontato sobriamente ma con precisione a me e a mia moglie la dinamica della sua morte improvvisa (“… e poi ha abbassato la testa…”).

Ho scritto questo pezzo nei giorni immediatamente successivi alla morte di Emilio, l’ho spedito a Michele Pacifico il 7 e 8 giugno 2021, poi a Gabriele Scaramuzza e agli altri amici di mio fratello. Avrei molto da aggiungere, di triste e di lieto, ma la ferita non è ancora rimarginata e devo fermarmi qui.
TERZA PARTE
EMILIO DA RAGAZZO
Giulio Montenero
Conobbi Emilio Renzi, detto Mimmo, di circa dieci anni più giovane di me, quando nel 1954, mi venne affidato come allievo al “Giornale di Vicenza”. Nella redazione appartenevo allora alla categoria che i giornalisti qualificavano come “abusivi”e che in realtà sfruttavano, nel caso mio, servente tuttofare del capocronista, mentre al mattino, maestro elementare in una scuola di campagna a tre chilometri dal centro avevo 42 allievi. Trascorso molto tempo da quel momento, Mimmo descrisse il suo esordio al giornale: “Montenero mi fece un po’ di posto sul suo tavolo, mi chiese se avevo una biro e alla mia risposta affermativa, mi assegnò una mazzetta di fogli pronti per la tipografia e mi disse. “Scrivi quello che vuoi”. Corresse il mio elaborato e me lo fece battere a macchina. “In una settimana sarai un cronista perfetto. Non dar retta a costoro che vantano una lunga formazione”. La prima lezione era terminata.Dotato di una eccellente flessibilità prestazionale, Renzi si offerse di contribuire ad una pagina di varietà nell’edizione del lunedì con brevi profili dei politici più in vista, e ne uscirono ritrattini non privi di qualche sfumatura ironica. Mi meravigliai della dovizia di informazioni che egli introduceva e mi replicò: “Basta leggere con attenzione il Corriere della Sera”.Provenivamo entrambi da famiglie di austeri professionisti di destra, ma mio padre, ingegnere dirigente nel settore dei cottimi, prima all’Arsenale Triestino e poi alla Breda di Marghera, mi aveva ben mostrato di che lacrime grondi e di che sangue l’organizzazione del lavoro. Mimmo comprese al volo e mi scavalcò. Mentre io parlavo compito, da buon cattolico, qual ero, lui incominciò a infiorare i discorsi di pesanti bestemmie, a significare che si era staccato dall’ambiente dei genitori.
Mio predecessore al “Giornale di Vicenza”, era stato attivo come garzone abusivo Toni Ferrio, corsivista di gran talento che io invidiavo, fratello del musicista e del segretario dell’on. Vittorio Marzotto. Ma durò poco, poiché non si assoggettava alla disciplina. Promosse il circolo del Calibano, dove si divertivano a dileggiare i maggiorenti del CLN, l’avv. Ettore Gallo, l’editore Neri Pozza, il museografo Licisco Magagnato. Mimmo, benché più giovane di circa vent’anni rispetto a codesti esponenti di vertice, ed estraneo dalle consorterie clericali e massoniche, seppe trovare il taglio giusto per entrare nelle dispute serali al Caffè Garibaldi, destreggiandosi, non con allusioni pettegole sulle vicende familiari, quanto invece nel rondò delle nuove mode culturali, che da allora incominciarono a farsi sentire, specie in provincia: neorealismo, proletarizzazione, operaismo, esistenzialismo…Mi insegnò il trucco per qualificarsi in quelle dispute. Bastava andare nella Libreria Galla e leggere con somma cura,traendone, se del caso, appunti, i risvolti di copertina dei libri con i quali venivano lanciate le nuove mode culturali. Fu una stagione assai movimentata. Nel contempo, io ero fra i promotori di Unità Popolare, in lotta contro la Legge Truffa, con Mario Sabbatini, Benedetto Galla, Galdino Sartori, e confluimmo nel PSI portando cinquemila voti. Un poco discosti gli amici Goffredo Parise e Fernando Bandini. Referente ufficiale, per noi non comunisti, il deputato comunista di Vicenza, Francesco Ferrari.Nel1961 cessò la nostra collaborazione al “Giornale di Vicenza”e ci portammo altrove, io alla direzione del Museo Revoltella di Trieste, lui studente di filosofia all’Università di Padova, e, imboccate strade diverse, rare furono le occasioni di incontrarci. In una di queste, Mimmo mi disse che subiva un trattamento per immersione nell’universo di Husserl. Ma io, fermo ai professori neoidealisti dell’apprendimento all’Università di Trieste, pronunciai il nome di Husserl all’inglese ed egli amabilmente mi derise.
Renzi si traferì poi all’Università di Milano, alla ricerca dei grandi maestri di indirizzo laico-illuminista, e si laureò brillantemente con Enzo Paci, sostenendo una tesi su Paul Ricoeur, del quale fu il primo a far conoscere il pensiero in Italia, pubblicando un saggio dedicato al filosofo francese.Quello fu per entrambi il momento formativo decisivo e definitivo. Lontani l’uno dall’altro, all’insaputa l’uno dall’altro, subimmo l’attrazione vocazionale alla causa della centralità aziendalista industriale e del personalismo comunitario di Adriano Olivetti. Ma quanta differenza fra i due! Mimmo, studioso perfezionista, ebbe cura di attrezzarsi sulla bibliografia internazionale più avanzata, e, uomo coerente nelle scelte di vita alle proprie premesse morali e politiche, sacrificò prestigio e guadagni, interruppe per trent’anni la promettente carriera universitaria e si dedicò al lavoro collaborativo, mi viene da dire, da operaio, alla Olivetti. Quanto a me, ignorante di lingue straniere, legato alla famiglia e alla casa d’origine, potei soltanto avvicinarmi all’universalismo olivettiano per approssimazioni successive. Abbracciai con convinzione la filosofia personalista di Emmanuel Mounier, pensiero al quale si nutrì l’operato del grande Adriano.
Cattolico, rifiutava il comunismo, ma riteneva che il peggior peccato contro lo Spirito fosse la libertà corriva degli inganni capitalistici svelati da Marx. Mounier elaborò inoltre una caratterologia su base endocrina, derivata negli otto tipi fondamentali dalla dialettica bipolare delle tre proprietà centrali: emotività, attività, risonanza. Alle stesse conclusioni giunse, per proprio conto, lo psicologo René Le Senne, dal quale ricavai la mia tesi di laurea.
Nelle edizioni di Comunità apparve il libro di Herbert Read sull’educazione all’arte come libera espressione antitotalitaria, metodo che ebbe nell’artista Miela Reina un’altissima interprete.
Infine un’ulteriore via di iniziazione alle soglie dell’Ivrea di Olivetti viene dall’aspra schiettezza veneta della poesia di Noventa, e fu amabile gioco rimandarci con Carlo Scarpa i suoi versi a strofe alterne.
Diverso, per il tono solenne e l’espansione combattiva, lo stile di Emilio Renzi. Diede il meglio di sé alla Grande Impresa, conclusiva dell’umanesimo rinascimentale e promotrice dell’innovazione tecnologica sul fronte dell’apertura onnirelazionale. Studiò a tutto campo le inedite occasioni applicative, ne assecondò gli svolgimenti, indagò le cause delle sconfitte. Si prodigò in scritti divulgativi, interventi alle tavole rotonde, dibattiti nei seminari. Strinse di tutto ciò la sintesi nell’opera fondamentale “Comunità concreta.Le opere e il pensiero di Adriano Olivetti”, prefazione di G. Galasso, Guida, Napoli 2008.
Denunciò coraggiosamente persone e azioni delittuose sotto il titolo “Olivetticidio”. Di più, dedicò per trent’anni, il proprio modesto e assiduo lavoro quotidiano negli stabilimenti e uffici della fabbrica olivettiana, fino al ritiro, alla fine del 1997. Rinunciò al promettente avvio della carriera universitaria per seguire da vicino e toccare con mano la grafica e il design, la nascita del computer, lo sviluppo dell’informatica, dall’eredità di Olivetti.
Dentro di me sento un lacerante disagio, provo vergogna di me stesso, avendo descritto i miei penosi tentativi di affiancamento, accanto agli impeti eroici di quell’ulisside moderno che fu Emilio Renzi. Ma fra noi due vi fu un vincolo d’amore e l’amore riscatta dislivelli e sproporzioni intellettuali e morali. Questa è la verità che affido a chi vorrà rievocare la stagione della storia d’Italia che segnò la svolta dal progresso al regresso.
Trieste, 10 giugno 2022
La quarta parte, di Giuseppe Faggin, intitolata “Il discepolo di Giuseppe Faggin”, molto interessante, è scritta a mano e al momento per difficoltà tecniche non è riprodotta.
QUINTA PARTE
BIBLIOGRAFIA DI EMILIO RENZI
A CURA DI LORENZO RENZI ED ENRICO BENELLA
Gli scritti di Emilio Renzi, di argomenti molti diversi, sono dispersi in molte sedi, alcune delle quali non facilmente raggiungibili.
Questa Bibliografia, perciò, è solo un primo tentativo, certamente imperfetto, di raccoglierne una parte.
All’allestimento hanno collaborato Alice Crisanti, Giovanni Scirocco e Michele Pacifico, che ringraziamo di cuore.
Monografie
Rimario pratico della lingua italiana d’oggi, Milano:Rizzoli, 1990, 359 pp.
Caro Ricoeur, mon cher Paci:dialogo in cinque scene, Milano:CUEM, 2006, 87 pp.
Comunità concreta: Le opere e il pensiero di Adriano Olivetti, prefazione di Giuseppe Galasso, Napoli, Guida, 2008, XII, 157 pp.
Enzo Paci e Paul Ricoeur in un dialogo e dodici saggi, Milano:Atì, 2010, 275 pp.
Persona:una antropologia filosofica nell’età della globalizzazione, Milano:Ati, 2015, 138 pp.
Su Emilio Renzi, prima della scomparsa, si può leggere:
Gabriele Scaramuzza, “Emilio Renzi e il tema della persona”, in Smarrimento e scrittura, Milano-Udine:Mimesis, 2019, pp. 83-87.
Dopo la scomparsa sono stati pubblicati:
Franco Sarcinelli, “In memoria di Emilio Renzi”, in «InCircolo. Rivista di filosofia e culture» (n. 13, giugno 2022), pp. 8-9 e in https://www.incircolorivistafilosofica.it/wp-content/uploads/2022/07/InCircolo-n.13-Giugno-2022.pdf (URL verificato il 6 marzo 2023);
Gabriele Scaramuzza, “Emilio Renzi e il tema della persona”, in Smarrimento e scrittura, Milano-Udine:Mimesis, 2019, pp. 83-87;
Gabriele Scaramuzza, “Emilio Renzi in memoriam”, in «Materiali di estetica» (n. 9.1-2, 2022), pp. 441-444 e in https://riviste.unimi.it/index.php/MdE/article/view/18415/16563(URL verificato il 6 marzo 2023).
Articoli in rivista e online
Criticismo, fenomenologia e problema della relazione interpersonale secondo Ricoeur, in «Archivio di filosofia» (n. 28, 1960; 1. Tempo e intenzionalità), pp. 90-97.
Paul Ricoeur, una fenomenologia della finitezza e del male, in «Il Pensiero» (Vol. 5, n. 3, [set.-dic.] 1960), p. 361-371.
Fenomenologia e ontologia, in «Aut aut» (n. 65, 1961), pp. 473-475.
Per una antropologia fenomenologica, in «Aut aut» (n. 67, 1962), pp. 80-89.
Sociologia e fenomenologia, in «Aut aut» (n. 68, [mar.] 1962), pp. 155-159.
Il sedicesimo congresso dell’Unione internazionale degli editori e la censura in Spagna, in «Aut aut» (n. 69, 1962), pp. 272-273.
Le due culture e l’unità del sapere, in «Aut aut» (n. 85, 1965), pp. 46-49.
Freud e Ricoeur, in «Aut aut» (n. 98, 1967), pp. 7-51.
Sulla nozione di inconscio in Lévi-Strauss, in «Aut aut» (n. 88, 1965), pp. 55-61.
Sulla fenomenologia della religione: Van Der Leeuw, R. Otto, Hering, in «Il Pensiero» (a. 5, n. 3, 1966, pp. 183-198.
con Bona Pozzoli, Eurosocialismo ed eurocomunismo: lineamenti cronologici e bibliografici, in ARA [Azione e ricerca per l’alternativa], Quale socialismo, quale Europa, Milano:Feltrinelli, 1977), pp. 149-165.
Aspettando il nuovo ordine economico, in «Critica sociale» (a. 59 n. 14, 4 novembre 1977).
Il problema del decentramento oggi, in Umberto Dragone, Per una sinistra di governo:un’esperienza al Comune di Milano e nella cooperazione, 1975-83, con una prefazione di Riccardo Lombardi e uno scritto sul decentramento urbano di Emilio Renzi, Milano:F. Angeli, 1980, pp. 218-231.
con Paolo Caputo, Il mini –il macro –e la cosmopoli, in «1999 Italia» (a. 1 n. 2, 1983) pp. 79-83.“1984”nel 1984.
Note in margine a George Orwell, in «1999 Italia» (a. 1 n. 3, 1983) pp. 19-21.
High Tech / High touch nel governo dell’area metropolitana, in «1999 Italia» (a. 1 n. 4, 1983) pp. 34-36.
Gli anni del “Saggiatore”, in «Aut aut» (n. 214-215, luglio-ottobre1986), pp. 45-50.
Nietzsche interprete di Wagner, in I teatri di Wagner:Richard Wagner e la rivoluzione dell’architettura teatrale:Catalogo della mostra al Palazzo della Ragione di Milano, 6 dicembre 1994-29 gennaio 1995, Milano:Istituto Nazionale di Architettura, 1994, pp. XXXIII-XXXVII, anche in Die Walküre, Teatro alla Scala, Milano, 1994.
I giardini di Jean-Jacques Rousseau, in Il giardino di Armida:Torquato Tasso e l’immagine dei giardini tra Rinascimento e Barocco, Milano:Rizzoli, 1996, pp. xli-xlvi.
Le ragioni dell’insegnante, in Per Giuseppe Faggin 1906-1996, Vicenza:Accademia Olimpica, 2001, pp. 21-41.
Lettura deL’Ordine politico della comunità di Adriano Olivetti, in «L’Acropoli: rivista bimestrale» (a. 3, n. 1, febbraio 2002), pp. 29-53.

Rendiconto dell’uomo olivettiano, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (a. 3, n. 1, febbraio 2002), pp. 99-103).

Storia e storici d’Europa, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (a. 3, n. 3, giugno 2002), pp. 360-361.
L’ingegnere poeta: Leonardo Sinisgalli, in «Abitare:rivista mensile» (n. 418, giugno 2002), p. 134-135.
Il mondo senza fine di Ernesto De Martino, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 4, n. 2, aprile 2003), pp. 154-172.
L’Italia non è più una potenza industriale? La Olivetti e altre storie, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 4, n. 5, ottobre 2003), pp. 584-588.
I migliori anni della nostra vita (1958-1967):In memoria di Guido Davide Neri, in «Materiali di Estetica» (n.1.1, 2004).
I prigionieri italiani in Russia, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 5, n. 3, mag. 2004), p. 334-337.
Una nota su Roberto Olivetti e altre noterelle olivettiane, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 5, n. 4; [lug.] 2004), p. 387-392.
Prefazione, in Filosofi a Milano:Enzo Paci, Milano:Cuem, 2005, pp. 7-10.
L’editoria, i periodici e le conferenze: Enzo Paci fuori dell’università:Intervista a Emilio Renzi, a cura di Massimiliano Cappuccio, in Filosofi a Milano:Enzo Paci, Milano:Cuem, 2005, pp. 171-178.
Scrittura Olivetti. Leonardo Sinisgalli, Franco Fortini, Giovanni Giudici. Con una nota su Adriano Olivetti technical writer, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 6, n. 6, [nov.] 2005), p. 651-661.
Discorso per l’inaugurazione di piazza Enzo Paci, in Omaggio a Paci(vedi. par. Curatele), vol. 1: Testimonianze, pp. IX-XIII.
Sulla fenomenologia della religione. Una lettera inedita di Paci a Renzi, in Omaggio a Paci(vedi. par. Curatele), vol. 1: Testimonianze, pp. 15-32.
Inediti filosofici di Ernesto De Martino, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 7, n. 3, [mag.] 2006), p. 356-360.
Enzo Paci e il Ludwig di Luchino Visconti liberamente tratto da Klaus Mann e da Thomas Mann, in Estetica e Cinema a Milano, a cura di Elena Dagrada, Raffaele De Berti e Gabriele Scaramuzza, Milano:Cuem, 2006, pp. 57-61.
La genesi del Plotinodi Giuseppe Faggin nel carteggio inedito con Antonio Banfi (1941-1951), in Ad Antonio Banfi cinquant’anni dopo, a cura di Simona Chiodo e Gabriele Scaramuzza, Milano:Unicopli, 2007, pp. 42-52.
Lettere e lettura di Ernesto de Martino. A proposito di recenti contributi di Pietro Angelini, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (a. 9, n. 4, luglio 2008), pp. 360-362.
Enzo Paci e l’arte utile del design, inricordo di un maestro. Enzo Paci a trent’anni dalla morte, a cura di Giuseppe Cacciatore e Andrea Di Miele, Napoli:ScriptaWeb, 2009, pp. 241-251.
Recenti studi sull’ascesa e caduta della Olivetti, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 10, n. 2, [mar.] 2009), p. 209-211.
La scuola di Milano: la fenomenologia di Enzo Paci, in http://filosofia.incircolorivistafilosofica.it/testi/paci_sarcinelli.pdfPersona e personalismi, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 12, n. 3, [mag.] 2011), p. 210-230.
Enzo Paci, in «Filosofia e teologia:rivista quadrimestrale» (A. 26, n. 1, gen.-apr. 2012), p. 203-216.Persona e cosmopolitismo, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 13, n. 3, [mag.] 2012), p. 240-251.
Persona e comunitarismi, in «L’acropoli:rivista bimestrale» (A. 13, n. 6, [nov.] 2012), p. 562-573.
AA.VV., Manifesto di Bologna(2014), programma della società “Olivettiana”, in http://olivettiana.it/chi-siamo/.
Minima comunitaria:Sette proposte di socialismo comunitario, in La società nuova:Progetti e proposte, a cura di Massimo A. Bonfantini, Milano:Atì, 2014.
La scuola di Antonio Banfi e il lavoro editoriale. Traduttori, consulenti, editori, in Banfi a Milano. L’università, l’editoria, il partito, a cura di Alice Crisanti, Milano:Edizioni Unicopli, 2015, pp. 55-71.
Scuola di Milano e editoria di cultura, in «Materiali di Estetica» (n. 2, 2015), pp. 210-246; consultabile anche in https://riviste.unimi.it/index.php/MdE/article/view/6724/6669.
Guido D. Neri–Immagini del “dopo”. Mondo naturale, Europa, cosmopolitismo, in «Materiali di Estetica» (n. 3.1, 2016), pp. 119-122.
Perché a Verona l’Archivio Dario Fo? Il non buffo Mistero dell’esodo di un patrimonio molto milanese, in «Materiali di Estetica» (n. 3.1, 2016), pp. 163-164.
Dove è nato l’Amore per Sophia, in «Materiali di Estetica» (n. 3.1, 2016), p. 162.
Robinson Crusoe, Julien Sorel, Mattia Pascal. Figure letterarie alla nascita dell’antropologia moderna, in «InCircolo» (n. 2, dicembre 2016),pp. 1-8.
L’albero delle culture, in «InCircolo» (n. 1, maggio 2016), pp. 1-8.
Prima persona plurale. La Francia e Gli anni di Annie Ernaux, in «Materiali di Estetica» (n. 4.1, 2017), pp. 336-339.Per Massimo Bonfantini, in «Materiali di Estetica» (n. 4.2, 2017), p. 255.
Dramatis Personae. Introduzione all’antropologia letteraria, in «InCircolo:Rivista di filosofia e culture» (n. 3, giugno 2017), pp. 120-124.
Finale di partita, in «InCircolo:Rivista di filosofia e culture» (n. 6, dicembre 2018), pp. 4-10.
Alfredo Civita lettore di Paul Ricoeur, in «Materiali di Estetica» (n. 5.1, 2018), pp. 50-51.
Paul Ricoeur: scritture di fiction e scrittura della storiografia, in «Materiali di Estetica» (n. 5.1, 2018), pp. 52-57.
Recensione a M.A. Bonfantini, G. Proni, S. Zingale (a cura di), Riprendiamoci la storia.
Centralità delle scienze umane per il progetto di una vita migliore, Milano:Atì editore, 2018, in «Materiali di Estetica» (n. 5.1, 2018), pp. 134-136.
Per Giovanni Piana, in «Materiali di Estetica» (n. 5.2, 2018), p. 303.
Educazione europea. Romanzo di Romain Gary, in «Materiali di Estetica» (n. 6.2, 2019), pp. 181-186.
Paul Ricoeur: una vita europea, in «Materiali di Estetica» (n. 6.2, 2019), pp. 187-191.
Persona cos’è. Per una fenomenologia dell’umano,in Gabriele Scaramuzza, Smarrimento e scrittura, Milano-Udine:Mimesis, 2019, pp. 87-91.
Giulio Giorello pensatore di nessuna chiesa,in «Materiali di Estetica» (n. 7.2, 2020), pp. 221-222.
L’intreccio di testi di filosofi e letterati del Novecento, in «Materiali di Estetica» (n. 7.3, 2020), pp. 215-217.
In mortem di Giuliano Scabia (1935-2021), in «Materiali di Estetica» (n. 8.1, 2021), p. 266.
Nota su Paci e l’architettura, in «Materiali di Estetica» (n. 8.1, 2021), pp. 82-89.
Salvatore Veca per noi, in «Materiali di Estetica» (n. 8.2, 2021), pp. 530-539.
Un romanzo aspro: Salvatore Satta, Il giorno del giudizio, in «Materiali di Estetica» (n. 8.2, 2021), pp. 528-529.
Curatele Alternativa ed elementi di socialismo nelle comunità locali, a cura di Ernesto Bettinelli ed Emilio Renzi, Milano:Feltrinelli, 1976, 153 pp.
Carlo Tognoli, Idee per una città:cultura a Milano, 1975-80, a cura di Emilio Renzi e Michele Petrantoni, Milano:SugarCo, 1980, 189 pp.
Milano è una brutta e mal combinata città…:Carlo Emilio Gadda e l’architettura:dibattito alla Triennale di Milano, 30 novembre 1993, a cura di Emilio Renzi, Milano:All’insegna del pesce d’oro, 1994, 68 pp.
Oggetti Novecento, a cura di Massimo A. Bonfantini ed Emilio Renzi, Bergamo:Moretti & Vitali, 2001, 116 pp.
Frédéric Lullin de Châteauvieux, Manoscritto giunto da Sant’Elena in modo sconosciuto, Londra 1817, ovvero Vita di Napoleone scritta da lui medesimo, a cura di Emilio Renzi, Milano:Boroli, 2005, 173 pp.
Omaggio a Paci, a cura di Emilio Renzi e Gabriele Scaramuzza, con la collaborazione di Simona Chiodo, 2 voll., Milano:CUEM, 2005 (vol. 1: Testimonianze) e 2006 (vol. 2: Incontri), XIII, 275 pp. (vol. 1) + 323 pp. (vol.2).

Louis Constant Wairy detto Constant, Vita privata di Napoleone:le Memorie di Constant primo cameriere dell’imperatore, a cura di Emilio Renzi, Milano:Boroli, 2005, 187 pp.

Novecento e Duemila, a cura di Massimo A. Bonfantini, Emilio Renzi e Salvatore Zingale, Milano:ATì, 2010, 116 pp.
Con Gabriele Scaramuzza, La filosofia e le arti, numero di «Materiali di estetica» (n. 4.1, 2017).
Traduzioni
Alfred J. Ayer, Il concetto di persona e altri saggi, traduzione di Fabrizio Mondadori ed Emilio Renzi, Milano:Il saggiatore, 1966, 268 pp., [tit. orig.: The concept of a person and other essays]
A. Lothar Kelkel e René Schérer, Husserl:la vita e l’opera, traduzione e appendice bibliografica a cura di Emilio Renzi, Milano:Il saggiatore, 1966 [tit. orig. Husserl]Paul Ricoeur,
Della interpretazione:saggio su Freud, traduzione di Emilio Renzi, Milano:Il Saggiatore, 1967 (1aed.?) e 1979 (2aed.?), 599 p., poi con introduzione di Domenico Jervolino, Milano:Il saggiatore, [2002], poi Milano:Fabbri, 2007, 2 voll.,XX, 599 p. complessive, [tit. orig. De l’interprétation].
Georges Lefebvre, La storiografia moderna, prefazione di Guy P. Palmade, traduzione di Emilio Renzi, Milano:A. Mondadori, 1973 (1aed.), 1979 (2aed.), 1982 (3aed.), XIII, 317 p., [tit. orig.
La naissance de l’historiographie moderne]. Michel Foucault, Storia della follia nell’età classica, traduzione di Franco Ferrucci, prefazione e appendici tradotte da Emilio Renzi e Vittore Vezzoli, Milano:Rizzoli, 1963; riedito più volte, anche Milano:CDE, 1989) [tit. orig. Histoire de la folie à l’âge classique].
Articoli su quotidiani
In «Il Giornale di Vicenza», rubrica “Se ne parla”nella sezione “La pagina del sabato”di p. 3: Ibn Saud, 16 febbraio 1957; Andrej Gromyko, 23 febbraio 1957; Furio Diaz, 3 marzo 1957; Konrad Adenauer, 9 marzo 1957; Richard Nixon, 16 marzo 1957; Dottor Adams, 16 marzo 1957; Ralph Bunche, 30 marzo 1957; Lord Salibury, 4 aprile 1957; Makarios, 13 aprile 1957; Serva-Schreiber, 20 aprile 1957; Ante Pavelic, 27 aprile 1957; Gaitskell, 4 maggio 1957; Mac Carthy, 11 maggio 1957; Stefano Wyszynsky, 18 maggio 1957; Tony Perkins, 25 maggio 1957; Oona Chaplin, 1 giugno 1957; Harry Belafonte, 8 giugno 1957; Sir William Penney, 15 giugno 1957; Maurice Bourgès Maunoury, 22 giugno 1957; Cesare Merzagora, 29 giugno 1957; Re Hussein, 6 luglio 1957; Ciu En-Lai, 13 luglio 1957; Ekaterina Furtseva, 20 luglio 1957; Sidi Lamin, 27 luglio 1957; Abib Burghiba, 8 agosto 1957; Jacques Benoit, 10 agosto 1957; Lord Altrincham, 24 agosto 1957; Akram Hurani, 31 agosto 1957; Giovanni Jenssens, 7 settembre 1957; Vladislav Gomulka, 14 settembre 1957; Milovan Gilas, 21 settembre 1957; John Osborne, 28 settembre 1957; Bertha Krupp, 5 ottobre 1957; Nikita Kruscev, 12 ottobre 1957;Gaston Paleswski, 19 ottobre 1957; Moshe Dayan, 26 ottobre 1957; Albert Anastasia, 3 novembre 1957; Boris Pasternak, 23 novembre 1957; Malinovski, 30 novembre 1957; Roger Vailland, 7 dicembre 1957; Ed Gein, 14 dicembre 1957; Giuseppe La Marca, 21 dicembre 1957; Victor Riesel, 4 gennaio 1958; Sir Edmund Hillary, 11 gennaio 1958; Simon Phipps, 18 gennaio 1958; James Hagerty, 1 febbraio 1958; Pasquariello, 8 febbraio 1958; Y. Saint-Laurent, 15 febbraio 1958; Fidel Castro, 23 febbraio 1958; Bernard Buffet, 3 marzo 1958; Caterina Valente, 8 marzo 1958; Robin Douglas Home, 15 marzo 1958; Pat Boone, 22 marzo1958; Sukarno, 29 marzo 1958; Robert Oppenheimer, 5 aprile 1958; Husein, 12 aprile 1958; Charles De Gaulle, 19 aprile 1958; Joanne Woodward, 26 aprile 1958; Jerry Giesler, 3 maggio 1958.
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