Questo articolo è a commento della giornata di studio in onore di Adriano Olivetti nel 120° anniversario della nascita, che si svolgerà giovedì 1 luglio 2021 all’Università di Firenze (vedi volantino). Olivettiana ha costituito un laboratorio sul tema Competenze trasversali (Maggio, Renzi, Rebaudengo, Chili, Dallolio).

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L’agenda lavoro è sempre aperta e proprio in questi giorni, su problemi di grave portata. Richiamare alla memoria questioni che riguardano le competenze trasversali o soft skills suggerite a chi da laureato sta cerando lavoro, può sembrare una questione non urgente .

Questo articolo si collega all’esperienza di chi scrive e che ha lavorato in Olivetti (1960-1991) un’azienda che praticava la formazione sulle soft skills non chiamandole con questo nome, perché il termine non era ancora entrato nel lessico delle aziende.

Nel 2006 una Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio segnalava che’ dato che la globalizzazione continua a porre l’Unione europea di fronte a nuove sfide, ciascun cittadino dovrà disporre di un’ampia gamma di competenze chiave per adattarsi in modo flessibile a un mondo in rapido mutamento e caratterizzato da forti interconnessioni’. Lo strumento era l’istruzione nel suo duplice ruolo, sociale ed economico, considerato ‘un elemento determinante per assicurare che i cittadini europei acquisiscano le competenze chiave necessarie per adattarsi con flessibilità a siffatti cambiamenti. [1]

Molti decenni prima , in modo del tutto autonomo perché maturato all’interno di una visione del mondo che vedeva nella fabbrica e nella persona che lavora qualcosa che andava oltre le norme di diritto civile che definiscono cosa sia l’impresa e cosa sia il lavoratore, la Olivetti con due scuole aziendali nel 1935 a Ivrea con il Centro Formazione Meccanici (CFM) e nel 1954 a Firenze con Il Cisv, centro istruzione specializzazione vendite, realizzò programmi di formazione che hanno diverse affinità con le competenze chiave ( e nei commenti che si ricavano dal sito) descritte nella raccomandazione europea del 2006.

In queste citazione non ci sono questioni di priorità da segnalare. Aziende pubbliche e private, istituzioni di diversa dimensione e di diverse aree, nell’organizzare il rapporto con i propri interlocutori hanno sicuramente agito secondo la ‘competenza sociale e civica’ (n.6) Si può quindi dire che per funzionare , il sistema produttivo e amministrativo debba adottare norme e pratiche che ritroviamo codificate in queste competenze chiave. La cosa in sé è molto positiva.

Una riflessione più analitica è quella elaborata da un Centro di ricerca universitario fondato nel 2012 [2] dove sono studiate questioni quali empatia, lavoro in gruppo, orientamento al risultato, adattabilità, gestione dello stress e autocontrollo, comunicazione, negoziazione, persuasione. Temi arricchiti dalla ricerca universitaria, stabilmente presenti nei cataloghi corsi della formazione aziendale e , con intensità variabile per tipo di esigenza, negli uffici del personale che descrivono ricerche di personale.

Su questo punto una riflessione va fatta. Si provi ad immaginare e descrivere il profilo umano di una persona formata su tali 8 punti. Anche entrando nel dettaglio, come è doveroso fare entrando nel sito, c’è qualcosa che sfugge. Esce un tipo ideale sfumato. Il sito al contrario presenta in modo originale e brillante le competenze trasversali con brevissimo film d’animazione https://www.unive.it/pag/29992/. Questo aspetto potrebbe aprire un capitolo sulla comunicazione , competenza di grande rilievo in anni di surplus comunicativo.

Profilo che al contrario emerge da queste due letture presenti nella raccomandazione del 2006. L’opinione anche in questo caso è un fatto di attenzione personale a certe parole chiave presenti nei due testi.

Senso di iniziativa e di imprenditorialità[3]

Definizione

Il senso di iniziativa e l’imprenditorialità concernono la capacità di una persona di tradurre le idee in azione. In ciò rientrano la creatività, l’innovazione e l’assunzione di rischi, come anche la capacità di pianificare e di gestire progetti per raggiungere obiettivi. È una competenza che aiuta gli individui, non solo nella loro vita quotidiana, nella sfera domestica e nella società, ma anche nel posto di lavoro, ad avere consapevolezza del contesto in cui operano e a poter cogliere le opportunità che si offrono ed è un punto di partenza per le abilità e le conoscenze più specifiche di cui hanno bisogno coloro che avviano o contribuiscono ad un’attività sociale o commerciale. Essa dovrebbe includere la consapevolezza dei valori etici e promuovere il buon governo.

Conoscenze, abilità e attitudini essenziali legate a tale competenza:

La conoscenza necessaria a tal fine comprende l’abilità di identificare le opportunità disponibili per attività personali, professionali e/o economiche, comprese questioni più ampie che fanno da contesto al modo in cui le persone vivono e lavorano, come ad esempio una conoscenza generale del funzionamento dell’economia, delle opportunità e sfide che si trovano ad affrontare i datori di lavoro o un’organizzazione. Le persone dovrebbero essere anche consapevoli della posizione etica delle imprese e del modo in cui esse possono avere un effetto benefico, ad esempio mediante il commercio equo e solidale o costituendo un’impresa sociale.

Le abilità concernono una gestione progettuale proattiva (che comprende ad esempio la capacità di pianificazione, di organizzazione, di gestione, di leadership e di delega, di analisi, di comunicazione, di rendicontazione, di valutazione e di registrazione), la capacità di rappresentanza e negoziazione efficaci e la capacità di lavorare sia individualmente sia in collaborazione all’interno di gruppi. Occorre anche la capacità di discernimento e di identificare i propri punti di forza e i propri punti deboli e di soppesare e assumersi rischi all’occorrenza. Un’attitudine imprenditoriale è caratterizzata da spirito di iniziativa, capacità di anticipare gli eventi, indipendenza e innovazione nella vita privata e sociale come anche sul lavoro. In ciò rientrano la motivazione e la determinazione a raggiungere obiettivi, siano essi personali, o comuni con altri, anche sul lavoro.

Consapevolezza ed espressioni culturali

Definizione:

Consapevolezza dell’importanza dell’espressione creativa di idee, esperienze ed emozioni in un’ampia varietà di mezzi di comunicazione, compresi la musica, le arti dello spettacolo, la letteratura e le arti visive.

Conoscenze, abilità e attitudini essenziali legate a tale competenza:

La conoscenza culturale presuppone una consapevolezza del retaggio culturale locale, nazionale ed europeo e della sua collocazione nel mondo. Essa riguarda una conoscenza di base delle principali opere culturali, comprese quelle della cultura popolare contemporanea. È essenziale cogliere la diversità culturale e linguistica in Europa e in altre parti del mondo, la necessità di preservarla e l’importanza dei fattori estetici nella vita quotidiana. Le abilità hanno a che fare sia con la valutazione sia con l’espressione: la valutazione e l’apprezzamento delle opere d’arte e delle esibizioni artistiche nonché l’autoespressione mediante un’ampia gamma di mezzi di comunicazione facendo uso delle capacità innate degli individui. Tra le abilità vi è anche la capacità di correlare i propri punti di vista creativi ed espressivi ai pareri degli altri e di identificare e realizzare opportunità sociali ed economiche nel contesto dell’attività culturale. L’espressione culturale è essenziale nello sviluppo delle abilità creative, che possono essere trasferite in molti contesti professionali. Una solida comprensione della propria cultura e un senso di identità possono costituire la base di un atteggiamento aperto verso la diversità dell’espressione culturale e del rispetto della stessa. Un atteggiamento positivo è legato anche alla creatività e alla disponibilità a coltivare la capacità estetica tramite l’autoespressione artistica e la partecipazione alla vita culturale.

Leggendo queste due note è venuto spontaneo a chi scrive farsi un’idea dei profili dei firmatari di questo documento[4].

Conclusione

Le competenze trasversali per chi si laurea in questi anni sono necessarie. L’ingegnere umanista Adriano Olivetti (1901-1960) ha parlato di impresa e di lavoro in un modo che a distanza di molti anni continua a generare idee e sviluppi.

La cosa di per sé è sorprendente, anche perché questo riconoscimento non ha confini.

Nell’impostazione dell’azienda Olivetti e del modo di lavorare, sono presenti segnali che vanno ripresi , amplificati e resi coerenti con l’attualità .

L’esperienza olivettiana è irripetibile, come sono irripetibili le condizioni esterne dove si è sviluppata. L’esperienza olivettiana ha fatto scoperte che attraverso le persone che vi hanno lavorato si sono trasformate in realizzazioni. Queste scoperte, in forma di modelli e competenze trasversali, è bene che vengano conosciute da chi sta entrando nel mondo del lavoro .

  1. ‘Il quadro di riferimento delinea otto competenze chiave: 1.comunicare nella madreleingua;2.comunicazione nelle lingue straniere;3.competenza matematica e competenza di base in scienze e tecnologie;4.competenza digitale;5.imparare ad imparare; 6.competenze sociali e civiche;7.spirito d’iniziativa e imprenditorialità; 8.consapevolezza ed espressione culturale. https://www.indire.it/db/docsrv/PDF/raccomandazione_europea.pdf

  2. https://www.unive.it/pag/29992/ Competency Center

  3. https://www.indire.it/db/docsrv/PDF/raccomandazione_europea.pdf

  4. Josè Borrell Fontanelles, nato nel 1947, è figlio di emigranti catalani in Argentina, rientrato in Spagna nel 1955, ha studiato con la madre insegnante, si è formato con borse di studio della Fondazioni March e Programma Fullbright, si è laureato in ingegneria aeronautica, è stato volontario in un kibbutz israeliano , è stato docente universitario e Il 20 luglio 2004 è stato eletto presidente del Parlamento europeo a seguito delle elezioni del giugno 2004. Si è unito al Gruppo Socialista.Dal 7 giugno 2018 al 30 novembre 2019 è stato Ministro degli affari esteri, Unione europea e cooperazione nel governo Sanchez. Per due anni , dal 2010 al 2012, è stato presidente dell’Istituto Universitario Europeo a San Domenico di Fiesole. Attualmente è alto rappresentante per gli affari esteri e per la sicurezza nella Commissione von der Leyen. Jan-Erik Enestam , nato il 12 marzo 1947 a Västanfjärd , Finlandia. Enestam divenne polo. magg. alla Åbo Akademi University nel 1973. È stato direttore municipale a Västanfjärd 1978-1983 e project manager presso il Consiglio dei ministri nordico 1983-1991. È stato membro del parlamento finlandese 1991-2007 e ha anche prestato servizio nel governo finlandese tra il 1995 e il 2006 in diverse posizioni: ministro della Difesa e dell’uguaglianza di genere 1995, ministro degli Interni 1995-99, di nuovo ministro della difesa e nordico Cooperazione 1999-2003 e Ministro dell’Ambiente 2003-2006. È stato leader del partito per il Partito popolare svedese 1998-2006. Da febbraio 2007, Enestam è il Direttore del Consiglio nordico a Copenaghen .

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