Nato a Ivrea nel 1941, nel 1966 inizia all’Olivetti come zonista a Torino e finisce 33 anni dopo, come Area Manager per l’Africa e il Medio Oriente. Nell’intermezzo, lavora ad Ivrea nel Marketing Centrale, ricopre poi diverse posizioni di Marketing e Sales Manager. Nel 1994 è nominato Project Coordinator del progetto Europeo per il Retraining degli Ufficiali dell’Armata Rossa. Obiettivo: la formazione di 16.000 ufficiali (formati 17.000) a posizioni manageriali nella vita civile. Laureato in Scienze Politiche e poi in Storia. Laurea che lo porta a scrivere una storia di un convento nel paese dei suoi avi, La storia della Trappa, e la storia millenaria del paese, Sordevolo e la sua Storia. Scrive poi tre libri sui prodotti Olivetti: MPS Macchine per scrivere Olivetti e non solo. Memorie di un venditore di macchine per scrivere, con la prefazione di Laura Olivetti; MDC Macchine da calcolo Olivetti e non solo. Natale Capellaro, il genio della meccanica; e Olivetti e l’Elettronica. Infine il libro sulla storia dell’Azienda: Olivetti. Una storia breve. Scrive sul «Notiziario delle Spille d’Oro Olivetti», su giornali locali e su pubblicazioni on-line.

Lo spirito di Adriano Olivetti e il verde rinascono nell’edificio dei Servizi Sociali di Figini e Pollini

di Giuseppe Silmo

Venerdì 9 aprile 2022, stavo passando nella zona verde antistante i Servizi Sociali Olivetti, progettati da Figini e Pollini, a Ivrea, quando una scena del tutto inusuale ha attirato la mia attenzione: una signora stava pulendo con molta cura tutta l’area verde e la pavimentazione antistante l’ingresso di quella che era la Biblioteca. Non era una pulizia di routine, per altro mai vista. La cosa mi ha stupito oltremodo, non avendo mai visto tanta cura e partecipazione nel lavoro di pulizia di un’area di per sé pubblica.

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Il giorno dopo era sabato e ho ricevuto un messaggio della mia amica Maria Pia Giovine, titolare del Mollificio Astigiano, tramite cui mi avvisava di star venendo a Ivrea per una cerimonia di piantumazione (messa a dimora di piante ornamentali), proprio ai Servizi Sociali e che sperava di incontrarmi. Purtroppo, essendo ignaro di questo avvenimento, non ho potuto esserci.

Questa è una storia che va raccontata. Cosa unisce il Mollificio Astigiano all’Ivrea olivettiana, plasticamente rappresentata dall’edificio dei Servizi Sociali?

Per me questa storia è iniziata il 26 settembre del 2020, quando sono andato a Belveglio, un piccolo paesino dell’Astigiano, dove, in mezzo al verde delle vigne, una piccola ma, come vedremo, grande Azienda, ha dato vita a un evento di tre giorni, per ricordare i sessant’anni dalla scomparsa di Adriano Olivetti, dal titolo suggestivo: Adriano Olivetti: Il coraggio di un sogno italiano.

Una piccola, ma grande grande Azienda, questa, è infatti il Mollificio Astigiano.

Lo si ricava immediatamente dal volantino “Chi Siamo” che ci viene distribuito all’ingresso, che risponde alla domanda: perché questa manifestazione al Mollificio Astigiano?

«La ragione è semplice: da oltre 15 anni l’incontro con Adriano Olivetti ha indirizzato la nostra realtà imprenditoriale e resta il nostro faro ispiratore.

Il nostro concetto di azienda si riassume in una piccola comunità familiare e tanto del nostro impegno e delle nostre risorse vogliono proprio creare l’atmosfera di casa: per questa ragione abbiamo pareti e tende colorate, grandi vetrate e foto dei nostri ragazzi sparsi ovunque. Curiamo il benessere dentro e fuori.»

Entrando nello stabilimento, accanto a una grande vetrata è allestito lo spazio per le conferenze e chi entra, vedendo le prime due file di sedie con il cartello Riservato potrebbe pensare che siano quelle per le autorità o per i relatori: sbagliato!! Sono invece riservate ai dipendenti; lo si realizza quando, nelle loro colorate casacche da lavoro, prendono posto. Si capisce subito che ci si trova in una realtà particolare dove, come nel pensiero di Adriano, l’uomo, non solo Lavoratore, ma Persona è al centro.

Pensieri di un olivettiano, che però con straordinaria forza vengono confermati poco dopo dalle parole d’introduzione ai lavori della titolare Maria Pia Giovine:

«Inizio dicendo che un grande regista svedese una volta disse: “il narrare sottrae tempo alla morte e ci pone in contatto con l’eternità”.

Ebbene, Adriano Olivetti ha impersonato e ha narrato una meravigliosa storia del nostro Paese, ha sognato di costruire una città, financo una nazione, diversa da quella di oggi. Una città che fosse quella dell’Uomo, dove l’Uomo avrebbe dovuto essere al centro di tutto. Adriano era tante, tante cose ancora, impossibile riassumerlo.»

E più avanti: «Qui all’interno di questa piccola fabbrica abbiamo voluto dare vita a un microcosmo liberamente ispirato ai suoi valori, tentando di mettere in pratica i suoi insegnamenti. Ci uniscono la stessa visione, le medesime aspirazioni, ma soprattutto la straordinaria forza onirica. Eh sì, io sono una grande sognatrice. Reputo che l’affinità maggiore, però, con Adriano sia la stessa smisurata passione per l’armonia e l’amore per i nostri simili: le persone, infatti, sono loro, nello specifico il mio team, vero patrimonio d’impresa, un capitale inestimabile della nostra azienda, sono tutti quanti loro il nostro orgoglio [Invito al suo team ad alzarsi in piedi, applauso]. Ebbene sì, loro sono il nostro orgoglio le ragioni del nostro successo.»

Niente di più olivettiano.

Da qui nasce l’incontro con l’allora appena nato Adriano Olivetti Leadership Institute (OLI), che ha trovato la sua collocazione nell’edificio degli ex Servizi Sociali Olivetti, proprio nei locali dove per tanti anni ci sono state le Spille d’Oro Olivetti.

Così “è tornato a pulsare di vita e progettualità, l’edificio in via Jervis, che un tempo ospitava il Centro Servizi Sociali Olivetti, con la Biblioteca di fabbrica”, come scrive il giornalista Franco Farné sulla Sentinella del Canavese del 13 aprile, in cui ci racconta in un bell’articolo la cerimonia della piantumazione” e delle attività connesse.

Adriano Olivetti Leadership Institute è ispirato dal progetto di Adriano Olivetti, che vede la comunità al centro e la formazione costante come chiave per lo sviluppo, quindi alla portata di tutti.

Sulla base di questo progetto, OLI viene invitato a Belveglio a fare un corso a tutte le maestranze di leadership adattiva, cioè, detto in termini più semplici, la necessità di essere preparati al cambiamento e rivedere le proprie abitudini e i propri valori, per affrontare le sfide adattive che richiedono sperimentazione, nuove scoperte, cambiamento all’interno dell’organizzazione. “In me non c’è che futuro” diceva Adriano.

Così, si è creato un legame con Ivrea, rinsaldato da una visita molto partecipata delle Spille d’Oro a Belveglio e da una successiva visita di tutto il personale del Mollificio Astigiano all’ OLI e alle architetture Olivettiane.

Grazie a questo legame si è creata una comunione d’intenti tra OLI e il Mollificio Astigiano che ha portato all’iniziativa “Piantare alberi, raccogliere libri”, che, come il cofondatore Stefano Zordan ha spiegato, è stata “una giornata di festa dopo due anni di Covid durante i quali abbiamo faticato per tenere aperta questa sede”. La giornata è stata fatta coincidere con l’avvio di un percorso di formazione per 25 giovani donne canavesane alla politica “intesa come capacità di interpretare e guidare la società e all’attivazione civica.” La piantumazione di nuovi alberi, in sostituzione di quelli ormai morti fatti piantare dagli architetti Figini e Pollini, è avvenuta “grazie all’offerta generosa di due aziende, la locale Tiesse e il Mollificio Astigiano.”

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Il leccio donato dal Mollificio Astigiano.  Uno degli ulivi donato dalla TIESSE

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